Sì, quello che vedi al parco alle 7 del mattino con la nonna che si muove al rallentatore non è yoga cinese.
Era, ed è, un’arte marziale. Si chiama Tai Chi Chuan, e “chuan” vuol dire pugilato.
In pratica: per 300 anni i cinesi l’hanno usato per spaccare facce senza sembrare impegnati.
Movimenti lenti = costruzione di leva, radicamento, potenza interna. Poi quando serve, il tipo ti scarica addosso tutta la forza da terra al palmo in 0.2 secondi e tu voli.
Poi è arrivato in Occidente negli anni ’70. Troppo violento per i boomer in cerca di “zen”.
Soluzione? Togliamo pugni, proiezioni, leve. Lasciamo solo il balletto lento.
Risultato: oggi se dici “faccio Tai Chi” la gente pensa che ti stia rilassando, non che ti stia studiando per disarticolarti il gomito.
I maestri veri di Chen e Yang ridevano. E combattevano.
Tu stai facendo la versione decaffeinata.
Se ti serve per la schiena, ok. Ma non chiamarlo “solo ginnastica”.
È come dire che una katana è un tagliacarte perché è bella da guardare.
Fenix

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