mercoledì 13 maggio 2026

Grande la Gabanelli

 


Gabanelli l’altro giorno ha fatto un riepilogo fantastico su una domanda che torna spesso: perché loro sì e noi no? Perché la Spagna cresce e noi collassiamo?


Due Paesi simili: turismo, agricoltura, manifattura, piccole e medie imprese. Eppure Madrid cresce, noi stiamo arretrando. 


La spiegazione è quella che tanti, qui, non vogliono sentire. 


La Spagna ha usato meglio le riforme del lavoro, ha alzato il salario minimo, ha limitato l’abuso dei contratti a termine, ha investito in politiche attive e formazione. Risultato: più occupazione stabile, salari che recuperano potere d’acquisto, consumi che crescono.

Noi invece abbiamo salari che hanno perso circa l’8% di potere d’acquisto rispetto al 2019, consumi quasi fermi, tanta occupazione in settori a bassa produttività, troppe donne fuori dal mercato del lavoro e un’inattività tra le più alte d’Europa. E però c’è chi si vende i dati sul lavoro. 


Poi c’è l’energia: la Spagna ha spinto sulle rinnovabili e oggi paga molto meno l’elettricità all’ingrosso. Noi restiamo molto più esposti al gas. 


Poi la burocrazia: Madrid attira più investimenti esteri, ha servizi pubblici più digitali, una giustizia civile più rapida, norme fiscali più stabili. Noi cambiamo regole ogni cinque minuti e poi ci chiediamo perché le imprese non investano - ah, e al governo volevano fare una riforma sulla giustizia che non toccava nulla di tutto questo. 


Ecco. Ringraziando Gabanelli per questa spiegazione chiarissima, forse qualcuno dovrebbe iniziare a capire che non è con il “salario giusto” — viene da ridere — condoni, precarietà, tagli al welfare, soldi alla sanità privata, deregolamentazione appalti e miliardi su opere inutili che si fa sviluppo: lo si fa evitando di lavorare solo e unicamente per il 5% della popolazione più ricca e corporativa, lasciando tutti gli altri indietro.

Leonardo Cecchi 

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