Arma Letame 1.0
Capita che, a 41 anni, dopo che hai votato M5S e ti ritrovi al governo il berluscoso, ti prende la malinconia, ma quella vera. Per farmela passare ho deciso di dedicarmi al progetto di cui molti blaterano in rete: la fuga nelle campagne. L’indipendenza del colono americano: “mi faccio tutto da solo”. Individualismo a palla, mentalità pionieristica, ci si arrangia coi propri mezzi, e si fa la propria personale Guerra d’Indipendenza.
Dopo essermi occupato dell’orto (grandi soddisfazioni) e – a breve – delle galline, un’arnia di api e altre cosette, mi è venuto il pallino dell’energia.
Sono convinto che, oggi come oggi, essere totalmente indipendenti dalla rete energetica nazionale (elettricità/metano) sia l’atto più eversivo possibile: a causa della crisi i consumi voluttuari si sono sensibilmente ridotti, e si capitalizza sempre più sulle cosiddette commodities “che non ne puoi fare a meno”.
Per le casualità della vita, mi ritrovo ad avere ereditato da mio padre, un’attività relativa all’ippica. Nella mia proprietà di letame equino ce n’è in vasta abbondanza. Mi è subito venuta in mente la soluzione biogas.
Contattate le solite aziende iperspeculative del settore, venivano fuori preventivi da milioni di €, i soliti incentivi a 0,28€/KWh, tabelline e il solito ambaradan per andare a rubare un po’ di soldi dalle bollette degli italiani. Venne, ovviamente, l’agente ultra incravattato da Milano, con le sue promesse di “danè” da fare (ossia fregare). Non era il mio genere di roba. Odio questa gente. Odio tutti gli eco-contaballe. Che ci posso fare. Non li sopporto.
Rimaneva il progetto “auto costruzione”. Presa la decisione, spesi molti giorni e molte notti cercando di capire come si erano arrangiate le persone nel mondo, con uno spirito simile al mio. Un video mi rimase particolarmente impresso, quello dell’associazione “TheUrbanFarmingGuys” (un gruppo di svitati di Kansas City/Missouri, simpaticissimi) (questo il link del video:).
In sostanza, si trattava di costruirsi un digestore di biogas “casalingo” utilizzando come fermentatori dei contenitori standard da 1 metro cubo, quelli usati per il trasporto/stoccaggio di prodotti chimici/alimentari liquidi. L’idea mi piacque, anche perché mi ritrovavo ad avere, abbandonati da chissà chi, ben 5 di quei contenitori nella mia proprietà. Eccone la mia interpretazione:
Il progetto è concettualmente semplice: si costruisce una “batteria” di questi fermentatori, connessi insieme con delle semplici tubature in PVC (quelle utilizzate per gli scarichi fognari in edilizia). La disposizione dei tubi e l’uso di guarnizioni di tenuta permette di avere delle camere di fermentazione perfettamente stagne, condizione indispensabile per tentare di ottenere biogas dalla fermentazione anaerobica di letame/rifiuti organici.
Il cosiddetto biogas infatti è una miscela di gas che si ottengono dalla decomposizione di materia organica in condizioni di assenza di ossigeno. Si forma spontaneamente, in natura e senza l’intervento dell’uomo, nelle aree paludose. Il tizio che stava sulle diecimila lire, tale Alessandro Volta (sì, quello della pila) si interrogò spesso sui “fuochi fatui”, ossia quelle fiammelle che a volte apparivano sulle superfici delle acque paludose. Queste altro non erano che sbuffi di biogas, che in effetti fu chiamato per lungo tempo “gas di palude” (swamp gas).
Ecco, la batteria di fermentatori diventa, in sostanza la nostra piccola “palude artificiale” in plastica, dove andremo a miscelare, triturandoli finemente, i nostri residui organici. E dove andremo, tramite delle tubature adatte, a recuperare il prezioso gas.
Gas che è composto dal 50% al 70% da metano. Il resto è anidride carbonica (CO2), con tracce di Idrogeno (H2), acido solforico (H2S) ,altri composti a base di zolfo e componenti aromatiche (puzze varie insomma). Ha un potere calorico che è all’incirca il 60% di quello del metano, così com’è. Se “ripulito” dalla CO2 e dai composti solforati (“upgrading” come dicono in USA/UK), raffreddato e deumidificato, è praticamente equivalente al metano di origine fossile che si usa nella nostra rete gas.
Le condizioni essenziali da mantenere nel fermentatore per ottenerlo sono:
- assenza di aria
- un substrato liquido/melmoso dove i batteri anerobi responsabili della putrefazione possano riprodursi e “mangiarsi” la materia organica
- una temperatura,stabile e senza sbalzi,dai 25 ai 55 gradi centigradi, se più alta, meglio.
Per le prime due condizioni, il tutto era abbastanza semplice. Il “substrato” altro non è che letame equino (che qui ho in enormi quantità) misto al 50% con acqua (meglio se non trattata,come sgorga dal pozzo, che per fortuna ho). Il problema, nel mio caso, come per tutti, si è posto per la temperatura.
All’inizio avevo costruito una piccola serra, coibentata con delle balle di paglia, dove mettere dentro i fermentatori. Funzionava, ma solo di giorno, e, per motivi logistici, non potevo mettere i fermentatori in posizione fortemente soleggiata. Inoltre i forti venti mi davano qualche problema, e di notte l’escursione termica era elevata. E d’inverno ? Come avrei fatto a mantenere una temperatura così alta ? O anche solo non farli congelare….viste le temperature di Febbraio scorso.
Mi misi a studiare il problema. Molti utilizzano dei riscaldatori elettrici, delle semplici resistenze da allacciare ai fermentatori. Poco pratico, nel mio caso, non ho una presa della corrente a portata di mano e l’idea non mi piaceva nemmeno un po’. La serra già l’avevo provata, poco efficace.
Brancolavo nel buio, finché venne “la luce”, lessi di un altro pazzoide svizzero, tal Jean Pain. Ebbene, lui si autoproduceva tutto il calore necessario alla sua casa, compreso il biogas per luce, cucina e auto(!), utilizzando dei cumuli di compost. Ebbene si, nella decomposizione aerobica (ossia in presenza di ossigeno) del materiale organico, uno dei sottoprodotti è proprio ..il calore. In effetti, vedevo spesso i mucchi di letame “fumare”. Il “fumo” non è altro che vapore acqueo, dovuto all’alta temperatura che si forma nella decomposizione della paglia e delle deiezioni equine. La temperatura può raggiungere, nelle adeguate condizioni, anche i 70/80 °C (!!!). E perdura svariati mesi, in funzione della quantità/qualità di massa utilizzata nel compostaggio. Il risultato finale della decomposizione sono quei sacchi di “terra nera” che si comprano al supermercato a 1 euro: il compost.
Ovviamente presi il trattore e in men che non si dica, avevo da una parte una pila di letame e dall’altra una grossa balla di paglia. Questo perché, per effettuare un buon compostaggio, c’è bisogno di rispettare determinate regole, un 50% di materia azotata (il letame) e un 50% di materia carboniosa (la paglia secca). Mescolare bene, mettere a strati tipo “lasagna”, bagnare abbondantemente con acqua ad ogni strato, passare il tutto bene al forcone, et voilà: avevo “affogato” i fermentatori (tolta la serra, ormai inutile) nel compost. Dopo 40 ore già “fumava” ed era a più di 70°C. A distanza di 8 giorni è ancora più caldo: sia giorno, che di notte. In più la paglia fa da isolante, mantenendo il tutto ben isolato. Secondo i miei calcoli, dovrebbe mantenersi caldo per altri 6 mesi almeno. Dopodiché il mucchio andrà rigirato col forcone, e durerà altri 3-4 mesi.
Ecco una foto di come sono messi ora:
Il mucchio non è così maleodorante come si possa pensare, anzi.
A ripensarci, è’ stato molto più drammatico buttare nel fermentatore un centinaio di Kg di letame equino puro (senza paglia né altro, solo sterco purissimo e profumatissimo), mescolato con acqua. Per fortuna avevo gli attrezzi adatti e uno spirito ben saldo.
In sostanza, dopo questa operazione di copertura, la fermentazione è partita in modo molto ma molto sostenuto.
(Notare quanto l’acido solforico abbia corroso il rubinetto! Mai usare rubinetterie non inox/in plastica per queste applicazioni.)
Ho fatto una prova di “accensione” in notturna ieri ed è apparsa una (meravigliosa) lingua di fuoco blu. Eccola qui:
Sono a metà del guado. Adesso mi rimane da costruire il resto dell’impianto di purificazione del gas (desolforazione, deumidificazione e abbattimento di CO2). Nonché compressione del medesimo.
Ho già alcune idee, spero di riuscire ad implementarle entro questo mese.
Dopodiché ho a disposizione due generatori elettrici,a benzina, da 7KW, facilmente trasformabili (spero) in cogeneratori. Oppure la classica caldaietta a Metano per farsi la doccia/riscaldamento. O anche entrambe, perché no.
La sfida continua.
About Vittorio Mori
Nessuno di voi ha un vecchio lavandino da cucina di cui disfarsi?


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