La Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che era legittima la sospensione dal servizio per i militari che avevano rifiutato l’obbligo di vaccinazione contro il Covid.
Il caso riguarda un ufficiale italiano del ministero della Difesa, sospeso senza stipendio nel 2022 dopo il rifiuto della vaccinazione.
Secondo la Corte, la differenza di trattamento tra personale civile e militare dipendeva dall’appartenenza a una categoria professionale diversa.
Inoltre, il rifiuto motivato da dubbi sull’efficacia dell’inoculazione è stato considerato più come contestazione delle scelte di sanità pubblica italiane che come espressione di convinzioni personali tutelate dalla normativa europea.
Ecco il punto.
Per anni chi ha indossato una divisa è stato chiamato a servire lo Stato.
Poi, davanti a una scelta sanitaria, lo stesso Stato ha potuto sospenderlo, lasciarlo senza stipendio e metterlo fuori servizio.
Oggi arriva anche la conferma europea: tutto legittimo.
Ma la ferita resta.
Perché dietro ogni sentenza ci sono persone reali.
Famiglie reali.
Carriere reali.
Stipendi sospesi.
Vite messe in pausa.
Non si tratta di riscrivere la decisione dei giudici.
Si tratta di ricordare cosa è accaduto.
In quegli anni il lavoro è diventato ricatto.
La libertà è diventata condizione.
Il dissenso è diventato colpa.
E chi faceva domande veniva trattato come un problema da rimuovere.
Oggi molti vorrebbero archiviare tutto come se fosse normale.
Ma normale non era.
E non lo sarà mai.
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