Nascosto sotto le case, la scuola e la moschea del villaggio Majdal Zoun, nel Libano Meridionale, a soli 6-8 km dal confine con Israele, in una zona in cui Hezbollah non dovrebbe nemmeno essere presente in base alla risoluzione Onu 1701 del 2006, alle decisioni dello stesso governo di Beirut e agli accordi di tregua del 2024, le Forze di Difesa israeliane hanno recentemente scoperto una vera e propria “base aerea per droni” usata dal gruppo terrorista sponsorizzato dall’Iran per assemblare e lanciare velivoli teleguidati di fabbricazione iraniana contro civili e militari in territorio israeliano.
L’enorme struttura sotterranea, protetta da imponenti porte blindate d’acciaio, costruita nell’ultimo decennio con l’assistenza diretta dell’Iran, compresi progettazione e finanziamento, è stata conquistata questo mese da un commando di riservisti e paracadutisti israeliani.
l tunnel si estende per più di 200 metri all’interno della montagna, raggiungendo in certi punti una profondità di 29 metri.
All’interno de tunnel, largo abbastanza da consentire il passaggio di un veicolo standard, Hezbollah assemblava droni di fabbricazione iraniana utilizzando componenti introdotte clandestinamente in Libano.
L’Iran, che ha investito enormi somme nello sviluppo e nella produzione di droni, è da tempo noto come fornitore al gruppo alleato jihadista sciita di missili e altre armi destinate a essere utilizzate contro Israele.
Dopo aver conquistato il tunnel, che comprendeva anche una dozzina di alloggi e depositi di razzi anticarro, i soldati hanno trovato una cinquantina di droni con testate esplosive da circa 30 kg ciascuna, dello stesso tipo utilizzato di recente negli attacchi contro Israele.
i tratta di droni con apertura alare fino a 2,5 metri, che possono volare per distanze comprese tra i 200 e i 500 km, sufficienti per raggiungere tutto il territorio israeliano. L’analista militare Fabian Hinz li ha identificati come modelli iraniani, noti col nome di Qasef, usati anche dagli Houthi yemeniti sostenuti dall’Iran
Grazie alla conquista del tunnel, per la prima volta le Forze di Difesa israeliane hanno avuto accesso a droni iraniani di questo tipo completamente integri o in vari stadi di assemblaggio, cosa che sta fornendo all’esercito preziose informazioni di intelligence.
Oltre ai droni, le truppe hanno rinvenuto nei locali sotterranei del sito, sotto le abitazioni civili del villaggio libanese, almeno otto tonnellate di materiale esplosivo.
“Si tratta di droni che minacciavano ogni angolo dello stato d’Israele – dice ai giornalisti il tenente colonnello D. dell’unità d’élite del genio militare Yahalom – Siamo venuti qui per privare Hezbollah di queste capacità”.
Sul versante meridionale della montagna si trovavano imboccature da cui Hezbollah lanciava i droni contro Israele. “Al termine del tunnel vi sono quattro uscite protette da porte blindate scorrevoli – spiega il tenente colonnello – Possono essere aperte e consentire il lancio dei droni verso Israele”.
I militari descrivono la struttura come una sorta di “base aerea” e fabbrica di droni, costruita strategicamente sotto Majdal Zoun per la sua relativa vicinanza a Israele, senza essere nemmeno troppo vicino al confine e dunque non facilmente raggiungibile.
Le Forze di Difesa israeliane riferiscono che durante la guerra con Hezbollah del 2024, l’aviazione israeliana aveva bombardato l’ingresso del sito per isolarlo e renderlo inutilizzabile. Tuttavia, il gruppo terrorista aveva successivamente approfittato della tregua per riattivare la struttura.
Dopo che Hezbollah ha riacceso le ostilità all’inizio di marzo in occasione della guerra con l’Iran, l’esercito ha deciso di avanzare via terra verso Majdal Zoun per conquistare il sito e demolirlo.
Terroristi Hezbollah hanno tentato invano di mantenere il controllo del villaggio, ma sono stati sopraffatti in combattimento da commando di riservisti israeliani.
Dopo la conquista, terroristi Hezbollah hanno fatto altri tentati di avvicinarsi al villaggio ma sono stati ugualmente respinti.
“C’è ancora molto lavoro da fare e questa conquista è stata fatta con grande rischio e fatica – conclude il tenente colonello – Ma i soldati qui sono animati da forte motivazione. Oggi, grazie a questa operazione, vediamo coi nostri occhi come la nostra presenza contribuisca a proteggere i bambini del nord di Israele e come la loro sicurezza sia, di fatto, la sicurezza di tutti”.
Israele. Net



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