giovedì 4 giugno 2026

Andrà cin Vannacci?

 


Pina Picierno lascia il PD “Non più riformista” 


Pina Picierno, la Vicepresidente del Parlamento Europeo, lascia il Partito Democratico che aveva contribuito a fondare da giovanissima. Se ne va come la freschezza della primavera davanti all’arsura dell’estate. Se ne va dopo una lunga riflessione, maturata lontano dalle polemiche e dai rituali della politica. Una scelta che non nasce da un episodio isolato, ma dall’accumularsi di divergenze profonde e dalla convinzione che il partito abbia ormai imboccato una strada incompatibile con la sua idea di riformismo. E dire che lei, 45 enne campana di Santa Maria Capua Vetere, il Pd lo aveva sognato, ragionato, voluto sin da ragazza. Era stata alla guida dei giovani della Margherita, lei sì vera prima donna alla guida di una organizzazione politica del centrosinistra. Dopo aver partecipato alla fondazione del Pd, era stata eletta deputata a 27 anni. Dal 2014 siede al Parlamento europeo e dal 2022 ne è vicepresidente.


La scelta di Picierno

Ma adesso la decisione è presa. Con la sua uscita si apre un nuovo capitolo nella crisi dell’area moderata e riformista del centrosinistra, sempre più insofferente rispetto all’evoluzione politica del Pd sotto la guida di Elly Schlein. La scelta esiziale arriva al termine di un percorso politico e personale segnato da crescenti distanze rispetto alla linea assunta dal partito negli ultimi anni: Europa, Ucraina, Difesa, Medio Oriente hanno segnato, una dopo l’altra, le tappe di un’autentica via crucis per l’esponente riformista. Una distanza che, secondo molti osservatori, riflette un disagio più ampio dell’area riformista democratica, sempre più critica nei confronti dell’impostazione impressa da Schlein. La quale aveva dichiarato, non più di una settimana fa: “Bene le idee di ciascuno, ma la linea è una”. Un ossimoro che ha portato Picierno alle conseguenze inevitabili.


Gli indizi

Le avvisaglie dell’addio c’erano tutte. Il Riformista aveva pubblicato nei giorni scorsi una cronaca attenta degli episodi (le chat dei parlamentari, quelle dei dirigenti dem) che l’avevano messa nel mirino. «Ieri c’è stata una escalation», dicono nel suo entourage. E la porta di uscita è stata varcata. Per sempre. Per andare dove? Qui lasciamo parlare i fatti. Pina Picierno che interviene, il 3 giugno, ad un evento organizzato da Azione al Senato e viene salutata dal calendiano Marco Lombardo con una frase eloquente: «Ho l’impressione che ci rivedremo spesso ». Dopo Elly Schlein, è un altro pezzo significativo della storia democratica a prendere le distanze dal partito così come si è trasformato negli ultimi anni. Una scelta che arriva al termine di un lungo percorso di dissenso politico e che segna simbolicamente la rottura tra il Pd attuale e una parte della sua tradizione riformista. 


Fuga dal Pd di Schlein

D’altronde Picierno non è la prima, né sarà l’ultima a lasciare il Pd. Prima di lei hanno lasciato Marianna Madia ed Elisabetta Gualmini. Tre donne. Tre percorsi diversi. Tre storie politiche accomunate dalla medesima conclusione: nel Pd guidato da Elly Schlein non hanno più trovato la loro casa. È il paradosso di questa stagione politica. La leader che ha fatto dell’inclusione la propria cifra vede allontanarsi, una dopo l’altra, alcune delle figure più rappresentative della tradizione riformista democratica. “Contro Picierno, le purghe digitali”, aveva titolato Il Riformista. Nessuna smentita. E nessuna telefonata dal Nazareno a Picierno, che forse l’avrebbe meritata. E certamente gradita. Da Schlein nessun segno. La donna più inclusiva le ha escluse tutte. Una a una. Ma Picierno non è certo una figura tra tante. La sua carica, la sua energia, la sua competenza ne hanno fatto una leader naturale. Oggi è una delle personalità italiane più autorevoli nelle istituzioni europee. Da anni vive sotto tutela. Da quando la Russia di Vladimir Putin l’ha trasformata in un bersaglio della propria propaganda, il suo nome e il suo volto sono diventati oggetto di campagne di intimidazione e delegittimazione alle quali non è seguita l’attesa presa di posizione del vertice dem.


Il Pd ha smesso di essere la casa dei Riformisti

La domanda che aleggia sulla sua uscita è semplice: quando il Pd ha smesso di essere la casa dei riformisti? La risposta di Picierno non individua una data né un congresso. «I processi politici più profondi raramente coincidono con un momento preciso. Credo piuttosto che il Pd abbia progressivamente smesso di essere la casa dei riformisti quando ha smarrito la tensione verso il governo della complessità e ha iniziato a considerare la tutela della propria identità come un obiettivo politico in sé».È qui che emerge la frattura.


Continua sul sito del Riformista  


Aldo Torchiaro

Facebook 

Nessun commento:

Posta un commento