domenica 31 maggio 2026

L'identikit di un mostro

 


Guardate bene questa persona: si chiama Manuel Iannuzzi, ha 42 anni ed è stata arrestato con l'accusa di maltrattamenti aggravati della morte di una bambina di due anni. Un mostro. La bimba era la figlia della compagna, Manuela Aiello, 43 anni. Anche lei un mostro. Una storia terribile. La piccola era stata trovata senza vita nella casa della madre, a Bordighera, lo scorso 9 febbraio. La madre aveva chiamato i soccorsi, dicendo che la figlia aveva difficoltà nel respirare. I soccorritori, giunti sul posto, avevano notato lividi e macchie sul corpicino. Avvertiti i carabinieri e un medico legale, si era capito che la bimba era morta qualche ora prima, quindi durante la notte. La madre quando venne sentita in caserma, raccontò che quei lividi la piccola se l'era procurati con una caduta dalle scale avvenuta qualche giorno prima. Raccontò una serie di cose che non convinsero i carabinieri. Tanto che la donna venne arrestata. L'esame autoptico rivelò la presenza di numerose lesioni e un trauma cranico. Queste secondo il medico legale erano state le cause del decesso. Una morte atroce. Il compagno, arrestato questa mattina, era complice. Sul suo cellulare sono state trovate foto della piccolina con il volto tumefatto, immagini che la ritraggono dopo presunti pestaggi e persino un video in cui alla bambina, appena due anni, viene imposto di fumare una sigaretta mentre gli adulti ridono e lei scoppia in lacrime. L'inchiesta, coordinata dalla Procura, ha portato a una nuova contestazione rispetto all'originaria ipotesi di omicidio preterintenzionale aggravato: secondo gli investigatori, la morte della bambina sarebbe maturata al termine di una lunga sequenza di violenze e vessazioni. Il quadro accusatorio parla di schiaffi, pugni, strattoni ai capelli, colpi inferti con oggetti e ripetute aggressioni che avrebbero provocato lesioni nel tempo, fino all'evento fatale. La morte sarebbe sopraggiunta a causa di un trauma cranico cagionato dalle continue lesioni. Determinanti, secondo gli inquirenti, sono stati proprio i contenuti estratti dal cellulare dell'indagato. Nel dispositivo sarebbero state trovate fotografie che mostrano la bambina con evidenti segni di percosse al volto e sul corpo. Materiale che, secondo la Procura, costituisce una prova diretta dei maltrattamenti subiti dalla bambina. La bimba è quindi morta al culmine di una serie di violenze. Le ultime quella tra la notte dell'8 e 9 febbraio. La bimba dopo essere stata picchiata, comincia a stare male. Dopo un'apparente ripresa la situazione peggiora, e i due adulti tentano di farla riprendere sotto l'acqua. Persino le sorelline provano a dire «mamma, andiamo all'ospedale». Ma la bambina muore.

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