Il 6 maggio 1945 Torino festeggiava. Tersilla no.
Aveva combattuto in montagna, attraversato linee nemiche, rischiato la vita. Il suo nome di battaglia era Trottolina. Quando arrivò il momento di sfilare nel corteo della vittoria, qualcuno le disse che non poteva. La sua presenza avrebbe "rovinato l'immagine".
Quell'immagine era quella dei compagni che avevano combattuto con lei.
Tersilla Fenoglio Oppedisano era una staffetta partigiana delle Langhe, attiva tra il CLN di Torino e il Raggruppamento garibaldino del Monferrato. Non era un'eccezione: in tutta Italia le donne partigiane erano circa 35.000. Organizzate, armate, operative nelle GAP e nelle SAP, nei servizi informativi, nella stampa clandestina, negli scioperi industriali sotto occupazione.
Eppure il 6 maggio, in piazza Vittorio Veneto a Torino, la vittoria sfilò senza di loro.
Non fu una dimenticanza. Fu una scelta. Alle partigiane fu detto di farsi da parte, o di indossare abiti maschili, o di non mettersi in prima fila. Il linguaggio cambiava a seconda di chi lo usava. Il risultato era sempre lo stesso.
E poi c'è il dato che fa più rumore. Di quelle 35.000 donne, solo una manciata ottenne la Medaglia d'oro al valor militare — il massimo riconoscimento dello Stato italiano per chi ha combattuto. La maggior parte di quei riconoscimenti fu assegnata post mortem. Quando non c'era più nessuno a indossarla, a salire sul palco, a stringere la mano a qualcuno.
L'Italia le aveva riconosciute — ma solo dopo che erano morte.
Tersilla sopravvisse. Testimoniò per decenni. Raccontò cosa era successo in piazza quel giorno, con la precisione di chi non ha intenzione di lasciare che qualcosa venga dimenticato per comodità.
Non fu esclusa dai nemici. Fu esclusa da chi, il giorno prima, combatteva al suo fianco.
In breve:
Il 6 maggio 1945 a Torino, la partigiana Tersilla Fenoglio Oppedisano fu esclusa dal corteo della vittoria dai suoi stessi compagni
Le donne partigiane in Italia erano circa 35.000, attive in combattimento, staffette, intelligence e azioni clandestine
Le Medaglie d'oro al valor militare assegnate a donne partigiane furono rarissime, e la maggior parte fu consegnata post mortem

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