Mentre il giovane giaceva a terra nudo, Cinturrino avrebbe continuato a colpirlo pretendendo denaro o stupefacenti
Il quadro accusatorio nei confronti di Carmelo Cinturrino, l'ex assistente capo del Commissariato di Mecenate, si aggrava ulteriormente a causa di una nuova e cruda testimonianza. L'uomo, già detenuto per l'omicidio di Abderrahim Mansouri e coinvolto in decine di reati che spaziano dal traffico di droga all'estorsione, è ora al centro di un incidente probatorio che punta a rendere definitive le prove raccolte. Tra i verbali emerge il racconto di un testimone oculare che ha descritto una brutale aggressione avvenuta nel boschetto di Rogoredo ai danni di un giovane disabile, identificato con il nome di fantasia "Vlad".
La violenza nel boschetto: il racconto del teste
Secondo quanto ricostruito da Fanpage attraverso i verbali, il testimone, che si trovava inizialmente sopra il ponte dell'autostrada, ha riferito di aver visto l'agente Cinturrino (noto nell'area come "Luca") avvicinarsi al giovane disabile. Sceso dal ponte per osservare meglio da pochi metri, il teste ha descritto la fase iniziale della perquisizione: il poliziotto avrebbe sollevato di peso il ragazzo dalla sedia a rotelle per poi spogliarlo brutalmente. «Quando lui viene, lo alza e cerca nei pantaloni, gli dice: ‘Dov'è la droga?’, gli leva i vestiti, gli leva tutto», si legge nelle carte. Solo a quel punto, con la vittima ormai indifesa e senza vestiti, la scena sarebbe degenerata ulteriormente: «Non era sulla sedia a rotelle, era nudo, per terra», con gli abiti sparsi sull'erba.
L'interrogatorio col martello
La fase successiva del racconto descrive un vero e proprio interrogatorio condotto con metodi spietati.
Mentre il giovane giaceva a terra nudo, Cinturrino avrebbe continuato a colpirlo pretendendo denaro o stupefacenti: «C'era lui che lo picchiava e diceva: ‘Dammi la droga, dammi i soldi, dammi tutto’». Il ragazzo avrebbe tentato di negare il possesso di qualsiasi bene («Io non ce l'ho, non ce l'ho, non lavoro io»), ma per tutta risposta l'agente avrebbe infierito un'ultima volta prima di andarsene: «Lo picchiava col martello nelle costole». Una scena definita dai magistrati come uno dei passaggi più duri dell'intero materiale processuale.
Lo scontro sull'attendibilità
Queste dichiarazioni rappresentano un tassello fondamentale per la Procura, che punta a rendere queste testimonianze prove valide per il processo prima ancora che inizi il dibattimento in aula. Si tratta di un passaggio molto teso: se da una parte gli inquirenti ritengono il racconto coerente e veritiero, dall'altra gli avvocati dell'imputato hanno già intrapreso una battaglia legale per screditare i testimoni. La difesa ha infatti sporto denuncia contro sei persone sentite durante le indagini, sostenendo che le loro versioni dei fatti non siano attendibili e cercando così di indebolire le accuse contro l'ex assistente capo.
https://www.leggo.it/italia/milano/24_aprile_2026_carmelo_cinturrino_rogoredo_picchia_disabile_carrozzina_milano-9493110.html

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