Usato, esibito, espulso
Vedete questa foto. E ne troverete tante: con Ignazio La Russa, con altri esponenti dell’estrema destra. Il ragazzo è Paolo Diop. Un ragazzo italiano di seconda generazione, come viene definito. Per me è semplicemente un ragazzo italiano, nato e cresciuto in questo Paese, come tanti altri.
Il problema non è la foto. Il problema è il suo comportamento, il suo modo di vedere il mondo, i passi che ha scelto di compiere, la strada che ha deciso di percorrere.
Paolo Diop è stato prima di tutto un esponente di CasaPound, poi della Lega, quindi di Forza Nuova, fino ad arrivare a Fratelli d’Italia. Nel pieno del suo attivismo a destra, soprattutto contro i migranti, arriva il momento del congresso di Fratelli d’Italia. Ed è qui che accade qualcosa che rivela molto. Paolo è una persona intelligente, con grandi capacità comunicative. Proprio per questo si crea un cortocircuito: emergono tutte le contraddizioni e le tensioni del razzismo di quell’ambiente.
Quello che sto dicendo è documentato: basta cercare, le informazioni sono pubbliche. Alla vigilia del congresso viene espulso da Fratelli d’Italia. Il motivo? Avrebbe potuto diventare il candidato incaricato della sezione migrazione del partito. All’improvviso la sua “diversità” riappare: emergono pressioni, isolamento, mobbing. Paolo è una testa calda, uno che non molla, e così viene cacciato. Al suo posto arriva il solito raccomandato, italiano bianco e ariano come dicono loro e vogliono.
Per questo dico a tutti: le battaglie sono dure, le lotte sono difficili, ma vanno combattute con i denti e con le unghie, senza scendere a compromessi. Non bisogna mai accettare di essere usati come strumenti di propaganda politica, spinti a denigrare persone che non hanno vissuto la nostra storia, o quella dei nostri genitori, solo per ottenere uno spazio di potere.
Serve dignità. Serve coraggio. Il coraggio di combattere l’ingiustizia e l’ineguaglianza. Il coraggio di pretendere una società equa, invece di scendere a compromessi con chi ti tollera ma non ti vuole davvero. Perché nel momento in cui diventi una minaccia, ti cacciano e ti buttano fuori a calci.
Oggi Paolo milita altrove, in altri movimenti di destra. Ma questa resta la storia triste di un ragazzo molto intelligente, preparato soprattutto sulla questione africana, che avrebbe potuto scegliere un’altra strada: informare, costruire ponti, parlare ai suoi e ai nostri connazionali in modo giusto.
Ha invece scelto un percorso che lo ha portato a seminare odio e discriminazione contro chi oggi vive ai margini di questo Paese. E così è diventato una delle persone che hanno contribuito alla degenerazione dell’odio nel nostro territorio, nel nostro Paese.
Somalia Diawara

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