Il console romano passato alla storia per aver gettato i polli sacri in mare fu Publio Claudio Pulcro, protagonista di uno degli episodi più celebri, arroganti e nefasti della Prima Guerra Punica, avvenuto nel 249 a.C. prima della disastrosa battaglia navale di Trapani (Drepana). Prima di ogni scontro, la rigida legge religiosa romana imponeva di consultare la volontà degli dèi tramite il pullarius, che offriva mangime ai polli sacri: se beccavano con avidità l'auspicio era favorevole, ma se rifiutavano, ingaggiare battaglia era considerato un grave sacrilegio. La mattina dello scontro contro la flotta cartaginese guidata da Aderbale, i polli rifiutarono categoricamente di mangiare e di fronte a questo presagio negativo Claudio Pulcro perse la pazienza decidendo di forzare la mano. Incurante del terrore superstizioso dei suoi uomini, il console afferrò i volatili e li scaraventò in mare aperto, pronunciando la sprezzante e immortale frase: "Se non vogliono mangiare, allora che bevano!" ("Bibant, quoniam esse nolunt!"). Turbati dall'empietà del comandante e convinti di essere stati abbandonati dagli dèi, i marinai romani andarono in battaglia con il morale a terra e lo scontro si trasformò in una catastrofe tattica assoluta: la flotta romana fu spinta contro la costa e intrappolata, salvando solo una trentina di navi su centoventi e perdendo migliaia di soldati. Richiamato a Roma in disgrazia, Claudio Pulcro fu accusato non solo di incompetenza militare, ma del gravissimo crimine di empietà per aver rotto la pax deorum; fu processato per alto tradimento, condannato a pagare una multa esorbitante e la sua carriera fu rovinata per sempre, trasformando questo episodio nel perfetto monito storico contro l'eccessiva arroganza umana e il disprezzo per le sacre tradizioni.
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