domenica 19 aprile 2026

I Lupercali

 


I Lupercalia (o Lupercali) erano una delle festività romane più antiche e viscerali, celebrate ogni anno a metà febbraio per la purificazione della città e la promozione della fertilità, affondando le radici in un passato arcaico e pastorale. Il cuore dei riti era il Lupercale, la grotta alle pendici del Palatino dove la celebre lupa aveva allattato Romolo e Remo, dedicata a Lupercus (spesso assimilato a Fauno), divinità protettrice delle greggi. Le cerimonie erano officiate dai Luperci, giovani sacerdoti patrizi che iniziavano il rito sacrificando capre e un cane, per poi farsi bagnare la fronte con il sangue sacrificale deterso con lana intinta nel latte, momento in cui il rito imponeva loro di scoppiare in una fragorosa risata. Seguiva la fase più celebre e caotica: i Luperci, nudi o coperti solo con i lembi delle pelli delle capre appena scuoiate, compivano una corsa purificatoria attorno al Palatino brandendo cinghie di pelle chiamate februa (termine legato alla purificazione da cui deriva il mese di "febbraio"). Con queste fruste colpivano chiunque incontrassero sul loro cammino, e le donne romane si offrivano volontariamente ai colpi credendo fermamente che le sferzate scacciassero la sterilità, garantissero gravidanze prospere e alleviassero i dolori del parto. Questa festività era così profondamente radicata nel tessuto sociale che continuò a essere celebrata ben oltre la caduta dell'Impero d'Occidente, venendo definitivamente abolita solo nel 494 d.C. da Papa Gelasio I, che la vietò in quanto considerata un inaccettabile residuo barbarico e pagano.

Immagine generata e ispirata dalla IA e pertanto soggetta a possibili imprecisioni 

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