sabato 18 aprile 2026

La Schlein candidato premier mi lascia perplesso

 


Ah, ancora una cosa. Ma fondamentale. 


Ieri ho difeso Silvia Salis dai terrificanti insulti volgari e sessisti che le sono stati rivolti, mascherati da critiche politiche. 


Perché c’è un limite anche a quanto si possa mistificare la realtà.


Ma questo non significa che oggi Salis sia o debba essere la candidata premier del centro-sinistra contro Giorgia Meloni.


Anzi, resto convinto che:


Primo. Il peggio che si possa fare oggi al centro-sinistra, campo largo o progressista - chiamatelo come volete - sia mettere contro due donne brave, serie, capaci e preparate, e il tutto con l’unico scopo di indebolirle, separarle e delegittimarle, a tutto vantaggio di chi? Di Conte? Di Fratoianni? No. Sempre e comunque della destra e di Giorgia Meloni. In questo siamo bravissimi, al solito…


E, punto secondo, una leader, il centro-sinistra, ce l’ha già in casa, da anni, anche se molti “non l’hanno vista arrivare” o continuano a fingere di non vederla.


Di nome fa Elly e di cognome Schlein. Una giovane donna di 40 anni che arriva da lontano e che davvero ha fatto la gavetta, che si è costruita da sola, un pezzo alla volta, che ha retto letteralmente per anni la sinistra in Europa facendo una battaglia puntuale, argomentata, coraggiosa sulle oscene politiche migratorie della destra italiana ed europea e mettendo a nudo l’ipocrisia di Matteo Salvini, uno che bloccava i barconi dei disperati da ministro dell’Interno, ma nessuno l’ha mai visto in Europa nelle 22 riunioni in cui si decidevano le politiche migratorie dell’Ue.


Una, per intenderci, che quando si è trattato di decidere da che parte stare, nel 2015 ha scelto di lasciare casa sua, il Partito Democratico, ai tempi del renzismo dilagante, per rientrarci dalla porta principale otto anni dopo, forte della spinta democratica di centinaia di migliaia di elettori alle Primarie.


Elly Schlein è anche la donna che ha preso un partito semi-moribondo, agonizzante, lacerato dalle divisioni, e in appena tre anni lo ha portato da essere il terzo partito con il 15% all’attuale 23% e ad essere sistematicamente primo partito praticamente nel 98% delle elezioni che si sono svolte da quando è segretaria del Pd, persino sopra - nei voti reali - al partito di Giorgia Meloni.


Questi sono i fatti. 


Ma non solo.


Elly Schlein - piaccia o meno - è oggi l’unica vera e seria interlocutrice progressista riconosciuta in Europa, e in questi giorni sarà fianco a fianco con Sánchez, Lula, Petro, Costa e tutti i grandi leader socialisti a livello mondiale.


Ha promesso che avrebbe riportato il Partito democratico a casa, cioè a sinistra, e lo ha fatto in tutte le battaglie che ha portato avanti in questi tre anni: dal lavoro al salario minimo, dalla sanità pubblica a Gaza, dal welfare al congedo parentale, dai diritti civili a quelli sociali, alla politica estera, sino alla bandiera dell’antifascismo da sventolare finalmente con orgoglio.


È stata una delle più credibili oppositrici dell’oscena riforma della Giustizia, sfidando - e demolendo una a una - tutta la propaganda e le fake news di Meloni sui giudici e sulla magistratura. 

E se abbiamo respinto l’assalto alla Costituzione lo dobbiamo in buona parte anche a lei.


E in tutto ciò ha dimostrato di avere una statura politica istituzionale che in molti neanche sospettavano, e che oggi la vede primeggiare a sorpresa - ma neanche troppo - nei sondaggi delle Primarie con il 40% e oltre in tutti gli scenari possibili e con tutti i metodi di voto.


Alla faccia di chi malignava che non si capiva quello che diceva o che non aveva abbastanza carisma per fare la Presidente del Consiglio.


La verità è che Silvia Salis sta facendo benissimo a Genova e le auguro di andare avanti ancora per anni - lo faccia per noi genovesi.


E che la sinistra una leader ce l’ha già in casa. 


E fa molto più paura - a destra (e non solo) - di quanti molti siano disposti ad ammettere.


Teniamocela stretta.

Lorenzo Tosa 

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