“POTREMMO USARE ARMI NUCLEARI SULLE CITTÀ EUROPEE” – MENTRE IL MONDO HA GLI OCCHI PUNTATI SUL GOLFO, LO SCORSO 15 APRILE A ROMA, NELLA RESIDENZA DELL’AMBASCIATORE RUSSO, ALEXEY PARAMONOV, IL FALCO PUTINIANO SERGEJ KARAGANOV HA PARLA TRANQUILLAMENTE DI USARE ARMI NUCLEARI SUL VECCHIO CONTINENTE: “NON È ESCLUSO CHE DOVREMO FARE UN'ESCALATION. POTREMO ARRIVARE ALL'IMPIEGO DI ORDIGNI NUCLEARI” – LA MINACCIA È ARRIVATA DURANTE IL CONVEGNO SUL LIBRO “DALLA DETERRENZA ALLA COERCIZIONE: LA NUOVA DOTTRINA NUCLEARE DELLA RUSSIA” DI CUI KARAGANOV È UNO DEGLI AUTORI – COSA NE PENSANO SALVINI E CONTE, CHE AUSPICANO DI TORNARE A ACQUISTARE GAS DALLA RUSSIA? E COSA HA DA DIRE GIORGIA MELONI?
Estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per “La Stampa”
Mentre il mondo ha gli occhi puntati sul Golfo, e ascolta Donald Trump minacciare l'Iran se non rinuncerà definitivamente al piano di dotarsi dell'atomica militare, nel cuore dell'Europa, a Roma, c'è chi parla tranquillamente di usare armi nucleari sul Vecchio Continente.
Mercoledì scorso, 15 aprile, l'ambasciatore della Federazione russa Alexey Paramonov ha ospitato nella sua residenza romana un convegno, organizzato attorno alla presentazione del libro "Dalla deterrenza alla coercizione: la nuova dottrina nucleare della Russia". Il volume è firmato da tre autori, Sergej Avakyants, Sergej Karaganov, Dmitrij Trenin.
Gli ultimi due sono il presidente onorario del Presidium del Consiglio per la Politica Estera e di Difesa e il presidente del Consiglio Russo per gli Affari Internazionali, definiti da Paramanov «tra i più autorevoli esperti russi nel campo della sicurezza nucleare», ovviamente alla testa di due istituzioni organiche al Cremlino. […]
presentazione del libro Dalla deterrenza alla coercizione - ambasciata russa a roma
La discussione dura un paio d'ore, gli ospiti sono diversi, molti del mondo diplomatico, come Bruno Scapini, ex ambasciatore italiano e autore della prefazione. Il punto di vista, però, è sempre e soltanto quello di Mosca.
Le tesi sono note: nessun riferimento negativo a Donald Trump, la guerra in Ucraina scatenata dalla Nato – attenzione: non dagli Stati Uniti – e la colpa storica dell'Unione europea, che la rende automaticamente un nemico esistenziale per Vladmir Putin. L'epilogo, possibile, è inquietante.
E lo tratteggia con poche parole uno degli autori, Karaganov, un falco del putinismo, intervenendo in videoconferenza da Mosca: «Non è escluso che dovremo fare un'escalation. Prima si potrebbe parlare di attacchi con armi convenzionali nei centri decisionali delle principali città europee. Se questo non basterà, potremo arrivare all'impiego di armi nucleari».
Non è la prima volta che le autorità russe o gli esperti che fanno eco alla volontà di potenza di Putin immaginano scenari da incubo per l'Europa. È nel canovaccio di Dmitrij Medvedev, l'ex presidente che dal febbraio 2022, dal giorno uno dell'attacco a Kiev, si è specializzato nell'intimidazione nucleare.
Questa volta però la minaccia è stata formalizzata in territorio che solo per le regole diplomatiche è russo – la residenza dell'ambasciatore – ma che per sostanza e geografia è italiano. E tutto avviene in un momento in cui, prima uno dei due vicepremier del governo italiano, il leghista Matteo Salvini, e in seconda battuta un leader dell'opposizione, il presidente del M5S Giuseppe Conte, hanno aperto alla possibilità di riagganciarsi al gas russo (interrotto come sanzione per la guerra in Ucraina), alla luce dell'emergenza energetica scatenata dalla guerra di Trump in Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuz.
Sarà interessante sapere cosa pensano di quelle dichiarazioni così bellicose legittimate da Paramonov, che nel suo intervento lascia più di un avvertimento. La Russia, sostiene, resta «un membro responsabile del club nucleare, aderente al Trattato di non proliferazione».
Ma «allo stesso tempo a Mosca prosegue un serio dibattito sulle possibili risposte a eventuali ulteriori abusi nel campo della sicurezza strategica da parte dei Paesi dell'Ue e della Nato, e si esaminano diverse opzioni di risposta, qualora le minacce rivolte alla Russia dovessero oltrepassare le "linee rosse" definite dall'attuale dottrina nucleare russa».
Il libro parla di questo: del passaggio dalla deterrenza alla coercizione, come svolta strategica se la Russia sarà «costretta» dall'Ue.
SALVINI CON LA MAGLIA DI PUTIN
Secondo Karaganov, che non è nuovo a queste teorie muscolari, «le élite europee sono impazzite» e «stanno mandando i propri popoli al macello per mantenere le proprie posizioni. Dobbiamo fermarle con ogni mezzo possibile.
Al momento, lo stiamo facendo sul campo di battaglia, ma, se le élite europee non porranno fine alla guerra aggressiva contro la Russia e non si ritireranno, molto probabilmente, abbastanza presto, la Russia sarà costretta a salire ulteriormente, in modo ancora più deciso, la scala dell'escalation».
Parole chiare, riportate con grande evidenza sul sito della sede diplomatica di Mosca a Roma e condivise dall'ambasciatore, già entrato in rotta di collisione con il governo italiano, con il presidente della Repubblica e convocato più volte alla Farnesina, dal ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani. […]



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