lunedì 20 aprile 2026

Quirinale in allarme: il Decreto sicurezza rischia di restare senza firma per “colpa” della norma sulla remigrazione

 


L’ordine del giorno lanciato dal capogruppo di Fi Costa non basta perché lascia la norma intatta

Quirinale in allarme: il Decreto sicurezza rischia di restare senza firma per “colpa” della norma sulla remigrazione

Nubi temporalesche in arrivo dal Quirinale sul decreto sicurezza. L’emendamento della maggioranza che garantisce agli avvocati 615 euro, accreditati solo a cose fatte, se il migrante accetta volontariamente la remigrazione nel suo paese di origine, sta tenendo in allarme il Colle. Ora spetta alla maggioranza trovare il modo per superare le probabili opposizioni che l’emendamento sugli avvocati troverà al Quirinale. È difficile infatti che la presidenza della Repubblica – come si può cogliere in queste ore – possa apporre la sua firma su un emendamento considerato ormai controverso, che ha causato le proteste degli avvocati e che è stato inserito nel testo all’ultim’ora, e sul quale per giunta c’era già stato il parere negativo sia del ministero della Giustizia, sia di quello dell’Economia.

Qualora la maggioranza dovesse andare avanti e votare anche alla Camera, dopo il sì del Senato, il testo che contiene proprio la norma sulla remigrazione, difficilmente il Quirinale potrebbe firmarlo. Insomma, o il testo cambia oppure decade perché, se la norma incriminata resta lì dov’è adesso, per il 25 aprile, ultima data utile per la conversione in legge, potrebbe non arrivare la firma del Colle. Il motivo è molto semplice. Una volta firmato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legge diventa immediatamente operativo. Con esso sarebbe operativa altresì anche la norma sulla remigrazione.

Dunque potrebbe non bastare la proposta del neo capogruppo di Forza Italia Enrico Costa di presentare un ordine del giorno, che verrebbe votato alla Camera, in cui Forza Italia chiederebbe un tavolo di trattativa con gli avvocati per modificare la norma. Norma che, però, nel frattempo sarebbe già entrata in vigore. Al Fatto quotidiano Costa ha spiegato che il suo ordine del giorno avrebbe un effetto di blocco sulla norma dei 615 euro. Nel senso che, come spiega lo stesso Costa, “non acquisterà efficacia in quanto è necessario un decreto ministeriale attuativo per renderla operativa”. Secondo Costa, “a quel punto si potrà aprire un confronto con le parti, a partire dagli avvocati, tanto sul ruolo del Cnf, quanto sull’autonomia, libertà e indipendenza del difensore. All’esito si potrà condividere un nuovo intervento normativo”.

Ma il punto è proprio qui. Un nuovo intervento, mentre quello “vecchio” già esiste in un decreto legge. Allo stato, senza l’ordine del giorno sul tavolo, e che dovrebbe essere presentato domani mattina, non è dato sapere se un’ipotesi del genere può davvero bastare al Quirinale per dare via libera al decreto. Quest’ultimo immediatamente operativo, mentre l’ordine del giorno non è uno strumento che cancella il contenuto del decreto legge e di conseguenza lascia la norma sulla remigrazione intatta e potenzialmente operativa. A questo punto spetta alla maggioranza trovare un modo per superare le probabili opposizioni che l’emendamento sugli avvocati troverà al Quirinale. L’unica soluzione ipotizzabile è il voto della Camera su un decreto che non contiene più la norma incriminata sulla remigrazione e un successivo e rapido passaggio al Senato solo per il voto definitivo. Sulla soglia del 25 aprile.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/20/quirinale-in-allarme-il-decreto-sicurezza-rischia-di-restare-senza-firma-per-colpa-della-norma-sulla-remigrazione/8360808/

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