Chi è Fortebraccio
Antonio Fortebraccio è una guardia giurata di 48 anni e padre di due figli. L'uomo per lavoro portava quotidianamente un'arma con sé. Sebbene non risultassero denunce formali a suo carico per maltrattamenti o violenze pregresse, i residenti della zona parlano di un clima teso e di liti assai frequenti all'interno delle mura domestiche. Dietro la furia omicida che lo avrebbe portato a sparare quattro volte contro Stefania, ci sarebbero futili motivi legati a ricorrenti e immotivate scenate di gelosia nei confronti della consorte. Subito dopo il delitto, Fortebraccio si è presentato presso la caserma dei carabinieri.
L'interrogatorio
«Durante l'interrogatorio non ha raccontato nulla dell'accaduto, di un eventuale litigio. Non aveva la lucidità. È come se non capisse quanto accaduto. Era in affanno. Non ha mostrato alcun tipo di reazione emotiva». È quanto dichiarato all'ANSA dall'avvocata Rosa Archidiacono, legale di ufficio di Antonio Fortebraccio. Secondo l'avvocata, l'uomo non avrebbe confessato l'uccisione della moglie e non è stato nemmeno in grado di ricostruire l'accaduto: «Si è presentato ieri sera in caserma dai carabinieri dicendo che alla moglie avevano sparato e chiedendo aiuto, dicendo di non sapere se la moglie fosse morta o meno. Quando i sanitari sono giunti nell'abitazione, hanno accertato che per la donna non c'era più nulla da fare».
«Era sotto choc profondo, dispiaciuto, non ha raccontato nulla di quanto accaduto». Gli investigatori hanno sequestrato i cellulari della vittima e del marito al fine di ricostruire l'esistenza di dissapori o frizioni nella coppia. Nelle prossime ore sarà fissata l'udienza di convalida del fermo.
L'interrogatorio
«Durante l'interrogatorio non ha raccontato nulla dell'accaduto, di un eventuale litigio. Non aveva la lucidità. È come se non capisse quanto accaduto. Era in affanno. Non ha mostrato alcun tipo di reazione emotiva». È quanto dichiarato all'ANSA dall'avvocata Rosa Archidiacono, legale di ufficio di Antonio Fortebraccio. Secondo l'avvocata, l'uomo non avrebbe confessato l'uccisione della moglie e non è stato nemmeno in grado di ricostruire l'accaduto: «Si è presentato ieri sera in caserma dai carabinieri dicendo che alla moglie avevano sparato e chiedendo aiuto, dicendo di non sapere se la moglie fosse morta o meno. Quando i sanitari sono giunti nell'abitazione, hanno accertato che per la donna non c'era più nulla da fare».
«Era sotto choc profondo, dispiaciuto, non ha raccontato nulla di quanto accaduto». Gli investigatori hanno sequestrato i cellulari della vittima e del marito al fine di ricostruire l'esistenza di dissapori o frizioni nella coppia. Nelle prossime ore sarà fissata l'udienza di convalida del fermo.
La lotta di Stefania
Stefania Rago, 46 anni, era una donna che aveva fatto della lotta contro la violenza di genere una sorta di missione personale, almeno sui social network. La sua immagine del profilo Facebook ritraeva le scarpette rosse, simbolo universale della lotta al femminicidio. Nei suoi post condivideva spesso riflessioni sulla dignità della donna e sulla resistenza ai soprusi, scrivendo frasi che oggi suonano come un amaro presagio: «Se mai abbasserò la testa... sarà solo per ammirare le mie scarpe». In un altro messaggio, Stefania sembrava riflettere sulle proprie fragilità, rimproverandosi di aver cercato di rendere felici tutti, dimenticandosi di se stessa.

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