C’è qualcosa di poeticamente perfetto in quello che è successo stamattina a Dongo.
Mentre un centinaio di nostalgici col braccio teso si abbandonava al rito del “presente” e ai saluti fascisti per commemorare Mussolini e i quindici gerarchi catturati lì ottantun anni fa, dall’altra parte qualcuno ha pensato bene di rispondere nell’unico modo veramente all’altezza della circostanza.
Facendo piovere dei palloncini di sterco.
Immaginare il silenzio liturgico, il braccio teso, l’occhio commosso. E poi quel rumore. Quello “splat” sulla camicia nera stirata stanotte.
Grazie a chi stamattina, a Dongo, ha ricordato a quei signori che la Storia ha già emesso la sua sentenza. E che anche quando le istituzioni fingono di non vedere, c’è sempre qualcuno disposto a ricordargliela.
Con stile. Dall’alto.

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