sabato 7 marzo 2026

Placido Cortese

 


Aveva 37 anni quando lo uccisero. I tedeschi lo avevano torturato settimane e in ogni modo possibile e immaginabile: unghie strappate, mani rotte, capelli bruciati, botte, frustate.


L’obiettivo era far parlare Placido Cortese, prete francescano, e fargli dire chi aveva aiutato a fuggire in Svizzera. Aveva infatti trasformato la sua basilica a Padova in un luogo di rifugio e fuga per i perseguitati dai nazifascisti. Li accoglieva, li sfamava, li faceva fuggire. Quando servivano documenti falsi, scendeva nella tomba di s. Antonio, dove i fedeli lasciavano le foto dei propri cari, e passava ore a cercare quella che somigliasse di più alla persona che doveva fuggire, così da usarla per stampare documenti falsi. In tal modo i defunti aiutavano i vivi a lasciare un inferno di persecuzioni. Ne aiutò centinaia tra italiani, croati e sloveni, cristiani ed ebrei così, rimanendo sempre in contatto con la Resistenza.


Poi lo tradirono due infiltrati. Lo caricarono su una macchina e lo portarono via, a Trieste. 


“Teneva un comportamento da mite e pieno di speranza. Pregava sempre, a mezza voce. Gli avevano spezzato le dita. Mi colpiva la sua tenace volontà di resistere. La fermezza e la fede di quel piccolo e fragile padre, che non si arrese e non tradì nulla”, raccontò il pittore Zoran Mušič che con lui condivise la cella. 


Dopo averlo torturato e ucciso, bruciarono il corpo. Di lui non è rimasto niente, se non il ricordo. 


Nasceva oggi, 7 marzo, Placido Cortese, figura di cui vale davvero ricordare ogni attimo della vita per l’esempio che è stato e che non può che rimanere vivo nella memoria nazionale.

Leonardo Cecchi 

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