giovedì 5 marzo 2026

La Melona deve dimettersi immediatamente!

 


Sembra incredibile, e invece è successo davvero.


Invece di presentarsi davanti al Parlamento e ai cittadini italiani, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è andata in radio, a Rtl 102.5, per relazionare il Paese sulla più grave crisi della storia recente.


E ha infilato una supercazzola dietro l’altra.


Ha assicurato che “L’Italia non è in guerra e non intende entrarci”.


Già, peccato che invierà immediatamente armi, sistemi anti-droni e munizioni ai Paesi del Golfo ufficialmente per difendersi dall’Iran (dimenticandosi di dire che l’Iran si sta a sua volta difendendo da un attacco illegale).


Ha aperto esplicitamente all’utilizzo delle basi americane sul territorio italiano: “Ci atteniamo agli accordi bilaterali”. 

E in caso di richieste ulteriori? “Decideremo insieme al Parlamento”.


Parlamento di fronte a cui però si guarda bene di metterci la faccia, come invece avevano richiesto tutte le opposizioni, lasciando la patata bollente a Tajani e Crosetto. Aiuto!


E ancora:


Si dice preoccupata “da una crisi sempre più evidente del diritto internazionale e degli organismi multilaterali che sta generando un mondo sempre più governato dal caos”.


Solo che si dimentica di dire che chi viola sistematicamente e ripetutamente il diritto internazionale ha un nome e cognome: si chiama Donald Trump. Ieri in Venezuela, oggi in Iran.


Ma mica finisce qui:


Ha parlato di “reazione scomposta dell’Iran”.


E certo, dopo che due Paesi ti bombardano e ammazzano civili, cosa ti aspetti che facciano? Che rispondano con i fiori.


Non una parola neppure sull’imbarazzante caso di Crosetto a Dubai.


Nessuna condanna dell’aggressione unilaterale di Trump e Israele.


Nessuna autocritica per essere stata la più grande amica e alleata di due criminali di guerra.


E soprattutto: nessun passaggio in Parlamento davanti agli italiani.


Ma su una radio privata, come se fosse una cantante in gara a Sanremo che commenta la geopolitica, in spregio di qualunque ruolo e incarico istituzionale. 


Che abisso rispetto al discorso monumentale pronunciato appena 24 ore fa dal premier spagnolo Sánchez.


Siamo in queste mani qui.


E di questi tempi mette i brividi.

Lorenzo Tosa 

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