Sembra incredibile, e invece è successo davvero.
Invece di presentarsi davanti al Parlamento e ai cittadini italiani, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è andata in radio, a Rtl 102.5, per relazionare il Paese sulla più grave crisi della storia recente.
E ha infilato una supercazzola dietro l’altra.
Ha assicurato che “L’Italia non è in guerra e non intende entrarci”.
Già, peccato che invierà immediatamente armi, sistemi anti-droni e munizioni ai Paesi del Golfo ufficialmente per difendersi dall’Iran (dimenticandosi di dire che l’Iran si sta a sua volta difendendo da un attacco illegale).
Ha aperto esplicitamente all’utilizzo delle basi americane sul territorio italiano: “Ci atteniamo agli accordi bilaterali”.
E in caso di richieste ulteriori? “Decideremo insieme al Parlamento”.
Parlamento di fronte a cui però si guarda bene di metterci la faccia, come invece avevano richiesto tutte le opposizioni, lasciando la patata bollente a Tajani e Crosetto. Aiuto!
E ancora:
Si dice preoccupata “da una crisi sempre più evidente del diritto internazionale e degli organismi multilaterali che sta generando un mondo sempre più governato dal caos”.
Solo che si dimentica di dire che chi viola sistematicamente e ripetutamente il diritto internazionale ha un nome e cognome: si chiama Donald Trump. Ieri in Venezuela, oggi in Iran.
Ma mica finisce qui:
Ha parlato di “reazione scomposta dell’Iran”.
E certo, dopo che due Paesi ti bombardano e ammazzano civili, cosa ti aspetti che facciano? Che rispondano con i fiori.
Non una parola neppure sull’imbarazzante caso di Crosetto a Dubai.
Nessuna condanna dell’aggressione unilaterale di Trump e Israele.
Nessuna autocritica per essere stata la più grande amica e alleata di due criminali di guerra.
E soprattutto: nessun passaggio in Parlamento davanti agli italiani.
Ma su una radio privata, come se fosse una cantante in gara a Sanremo che commenta la geopolitica, in spregio di qualunque ruolo e incarico istituzionale.
Che abisso rispetto al discorso monumentale pronunciato appena 24 ore fa dal premier spagnolo Sánchez.
Siamo in queste mani qui.
E di questi tempi mette i brividi.
Lorenzo Tosa

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