In questo momento, nel silenzio generale e complice, mentre tutti gli occhi del mondo sono puntati sull’Iran, a Cuba si sta consumando la più grave crisi umanitaria dal 1962.
Sull’isola la situazione è letteralmente drammatica.
Blackout anche di 15, 18 ore al giorno lasciano intere città senza elettricità e spesso senz’acqua. Ciò significa anche che smettono di funzionare molti ospedali, dove si fatica a reperire farmaci essenziali e materiali sanitari di base.
Il cibo scarseggia, si formano code anche di ore per pane e pollo. Molte famiglie riescono a consumare un solo pasto al giorno e circa il 90% vive in condizioni di povertà estrema.
Ma tutto ciò non è la crisi di un sistema politico ed economico, come vorrebbe presentarla qualcuno.
Questo è il risultato di una precisa volontà politica spietata che ha un responsabile preciso. Anzi due, sempre i soliti: Stati Uniti e Israele.
Ovvero gli unici due Paesi che ogni anno, da anni, votano sistematicamente contro la risoluzione Onu per togliere l’embargo Usa a Cuba che resiste dal 1962.
Nel 2014 Barack Obama aveva avviato un progressivo disgelo dei rapporti con Cuba che avrebbe dovuto portare negli anni alla fine dell’embargo.
Poi nel 2016 è arrivato Donald Trump e non solo ha cancellato ogni passo avanti, ma ha ulteriormente irrigidito le sanzioni, reinserito Cuba nella black list dei Paesi che sostengono il terrorismo (poi revocata da Biden) e isolata sempre più dal resto del mondo come un boss spietato e vendicativo.
E a inizio 2025 è riuscito addirittura a fare peggio del suo precedente mandato, non solo isolando Cuba ma minacciandola ripetutamente anche di invasione.
Al punto che per molti potrebbe essere il nuovo obiettivo militare di Trump dopo il Venezuela e l’Iran e prima della Groenlandia, nel delirante risiko trumpiano.
Oggi chiunque abbia un minimo di umanità e di conoscenza anche elementare della Storia e dell’economica non può che stare con Cuba e soprattutto con i cittadini cubani, uniche vere vittime di tutto quello che hanno dovuto subire all’interno del proprio Paese e soprattutto all’esterno.
Gli stessi cubani che durante la pandemia hanno letteralmente salvato centinaia, migliaia di vite con le loro brigate di medici venendo ad aiutarci “a casa nostra”. E di fronte al cui dramma non dedichiamo una riga.
Solidarietà a tutti i cubani che stanno soffrendo fame e povertà per colpe non loro.
Chi tace di fronte a tutto questo è complice.

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