Oggi mi sono imbattuto in due post che sembrano stare agli estremi opposti dello stesso universo. Due esempi che, messi uno accanto all'altro, raccontano molto bene come funziona, o forse sarebbe meglio dire come non funziona, la tutela della salute pubblica in questo Paese.
Da una parte c'è il professor Roberto Burioni, medico e professore universitario, che decide di rendere gratuito il suo Substack per gli studenti delle scuole. Un gesto che, nella peggiore delle ipotesi, espone dei ragazzi a un rischio gravissimo: leggere contenuti di divulgazione scientifica scritti da un virologo. Risultato? Diffida legale. Problemi di privacy. Iniziativa sospesa. Avvocati velocissimi, norme interpretate con zelo chirurgico, intervento immediato.
Dall'altra parte c'è Daniele Pedersini, imbianchino, che in gruppi Telegram spiega che i tumori dipendono dai parassiti, che i marker tumorali in realtà indicano la distruzione dei parassiti e che, guarda caso, la soluzione sarebbero antiparassitari per cavalli. Non è satira. Parla di persone con tumore al seno, allo stomaco, al fegato e suggerisce trattamenti che nulla hanno a che fare con la medicina.
Non siamo nel campo delle opinioni discutibili: siamo nel pieno della disinformazione sanitaria, quella che può portare persone fragili e disperate a rinunciare a cure vere.
E qui nasce una domanda piuttosto semplice. Dove sono gli stessi solerti avvocati che si muovono quando un professore prova a regalare divulgazione scientifica agli studenti? Dove sono quando qualcuno suggerisce cure fantasiose per il cancro? Dove sono le istituzioni, gli ordini professionali, le autorità sanitarie?
Perché il punto non è difendere Burioni o attaccare Pedersini. Il punto è capire quale sistema di tutela stiamo costruendo. Uno in cui la divulgazione scientifica viene immediatamente bloccata per cavilli formali, mentre la disinformazione medica può circolare indisturbata nei gruppi Telegram promettendo cure miracolose.
Se le priorità restano queste, il messaggio che arriva ai cittadini è paradossale: la scienza va trattata con cautela, mentre le fantasie terapeutiche possono correre libere.


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