Lunedì 9 marzo, con un evento organizzato dall'Università per Stranieri di Siena, aprirò il mio tour sul genocidio israeliano. Il primo responsabile della recrudescenza dell'antisemitismo in Europa e nel mondo, insieme al suo degno alleato, il pazzo pericoloso e megalomane che sta alla Casa Bianca, è il criminale di guerra Benjamin Netanayahu, il nuovo Hitler. I due, ancora una volta in spregio al diritto internazionale, hanno di fatto riacceso la miccia, con l'attacco all'Iran, per un terzo conflitto mondiale.
Nell'ottobre del 2025 si è dato ampio risalto alla notizia di un intellettuale e politico tedesco, Jürgen Todenhöfer, che si era visto perquisire la propria abitazione e sequestrare cellulare e computer per aver ripetutamente denunciato il genocidio israeliano a Gaza e averlo comparato a quello nazista.
Il decreto legislativo n. 1004 per contrastare l'antisemitismo presentato in Senato (30 gennaio 2024) da Massimiliano Romeo (ddl 1004), capogruppo della Lega a palazzo Madama, poi in lettura (25 settembre 2025) presso la Commissione
Affari costituzionali e ora, dopo l'approvazione da parte del Senato (4 marzo 2026) con 105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astenuti, in attesa di approdare alla Camera, produrrà gli stessi effetti anche da noi, quando diventerà legge, per la peggiore delle distopie possibili.
Il decreto, passato con la complicità di una parte del Pd, degli autonomisti e di altri "democratici" che si sono lasciati irretire anche dalla richiesta di Lililana Segre di un'"ampia convergenza" sul testo, sebbene questo sia stato modificato rispetto alla sua versione iniziale, e non preveda più né il divieto di manifestare né la configurazione di un reato se si critica Israele, nell'accogliere la definizione di antisemitismo dell'International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra) equipara di fatto al sionismo e all'odio antiebraico, e dunque all'antisemitismo, le critiche allo Stato israeliano e ai suoi governi.
Il 2 marzo scorso Amnesty International Italia è tornata a denunciare in una dichiarazione il giro di vite, senza precedenti nel nostro paese, di un regime Meloni che, con l'approvazione del decreto in questione, renderebbe ancora più grave lo stato di emergenza democratica in cui, nell'indifferenza generalizzata (se non generale), sta lentamente e inesorabilmente sprofondando ogni giorno di più il nostro paese:
“In primo luogo, è preoccupante che tutte le attività e misure della legge rimangano ancorate alla definizione operativa dell’Alleanza internazionale per il ricordo dell’Olocausto (Ihra), inclusi i suoi indicatori. In pratica, il ddl fa della definizione dell’Ihra – che gli stessi estensori hanno invitato a non trasformare in legge e a non utilizzare in contesti di formazione universitaria visto il rischio che si trasformi in strumento di censura e di repressione – il punto di riferimento per interventi nell’ambito culturale ed educativo, per il monitoraggio, per le misure atte a contrastare la diffusione di un linguaggio antisemita sulle piattaforme social e per ulteriori ambiti applicativi. Le iniziative di formazione riguardano anche le forze di polizia, le forze armate, il personale prefettizio e la magistratura e le attività associative sportive, estendendo di fatto la definizione dell’Ihra all’interezza della vita civile e alle istituzioni dello stato come strumento di formazione e monitoraggio, creando una situazione senza precedenti. È utile ricordare che, sulla base di tale definizione, le attuali attività di monitoraggio già qualificano il movimento Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds) come una forma di lotta antisemita contro Israele. Allo stesso modo, sempre in base alla definizione dell’Ihra, vengono ricondotti tra le matrici del cosiddetto antisemitismo moderno anche alcuni rapporti critici sulle politiche israeliane, tra cui il rapporto di Amnesty International sulle violazioni della Convenzione sul Genocidio da parte dello stato di Israele nella Striscia di Gaza e quello sulle pratiche di discriminazione razziale e di apartheid messe in atto dallo stato di Israele nei confronti della popolazione palestinese sotto il suo controllo. Siamo anche preoccupati dal fatto che il testo proposto inquadri l’antisemitismo in una logica securitaria, in base alla quale il dissenso – espresso ad esempio durante le manifestazioni contro le politiche del governo d’Israele – rischia di essere trattato come minaccia alla sicurezza nazionale. Già oggi la strategia nazionale definisce l’antisemitismo in questi termini, equiparandolo al terrorismo. Questo approccio rischia di criminalizzare qualsiasi azione di sensibilizzazione contro l’apartheid, l’espansione illegale degli insediamenti e il genocidio perpetrati dal governo israeliano contro la popolazione palestinese”.
Se dovesse passare il ddl sul contrasto all'antisemitismo, il più grave attentato alla libertà di parola, di espressione e di manifestazione dell'Italia repubblicana dai tempi del governo Tambroni, saremmo di fronte all'ennesima conferma di una deriva autocratica su cui il settimanale americano "Time" ha richiamato l'attenzione in un articolo del 24 luglio 2025 in cui si è messo bene in evidenza, della politica di Giorgia Meloni, il fatto che miri a imbavagliare l'informazione, a controllare il potere giudiziario e - decreto o no - a reprimere le proteste di piazza.
Massimo Arcangeli

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