Giuseppe Turrisi aveva cinquantanove anni e da almeno venti viveva in strada, trascorrendo le notti alla stazione Centrale di Milano. Soffriva di alcolismo e spesso finiva coinvolto in scontri con altri senzatetto ma, a parte alcuni piccoli precedenti, non aveva mai rappresentato una vera minaccia per nessuno. La sera del 6 settembre 2008 Turrisi, in evidente stato di ebbrezza, fu protagonista di un acceso litigio con altri clochard. Prima le urla, poi gli spintoni, ma senza che la situazione degenerasse arrivarono due agenti della Polfer, Emiliano D’Aguanno e Domenico Romitaggio. Delle persone coinvolte nel diverbio rimase soltanto Torrisi. I poliziotti lo arrestarono e lo condussero al commissariato situato al binario 21. Trascorsi 35 minuti Giuseppe Turrisi venne trasportato fuori su una barella del 118. Due ore più tardi, a causa di un’emorragia interna provocata dalla rottura della milza, moriva in ospedale. La versione fornita dagli agenti fu subito messa in discussione dalle immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza della stazione. Ma era soprattutto il corpo del defunto a parlare.
L’autopsia a cui venne sottoposto rivelò ecchimosi sparse su viso, testa, torace e braccio sinistro, infiltrazioni emorragiche ai reni e alla testa e, infine, una costola fratturata che aveva perforato la milza, provocando l’emorragia fatale. Gli agenti, cambiando versione, dissero di essersi dovuti difendere dall’aggressione di Turrisi, ma in sede processuale venne dimostrato il contrario. La Prima Corte d’Assise di Milano emise la sentenza il 15 luglio: Emiliano D’Aguanno fu condannato a 10 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale, mentre Domenico Romitaggio ricevette una pena di 3 anni per lesioni e falso in atto pubblico, poiché aveva mentito nei verbali relativi all’arresto. In appello le condanne furono inasprite: entrambi gli agenti furono condannati a 12 anni di reclusione per il pestaggio mortale di Turrisi. Sentenza poi confermata nel 2014 in Cassazione.
Cronache Ribelli
Raccontiamo questa storia nel nostro libro “Morire di Stato”. Lo trovate seguendo i link nel primo commento.

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