venerdì 6 marzo 2026

I capolavori di Netanyahu...

 


«Siamo ancora in coda, abbiamo la benzina agli sgoccioli e non sappiamo nemmeno ancora dove andare a cercare riparo». Hussein e sua moglie Raya avevano deciso di sfidare gli ordini di evacuazione che l’Idf ha imposto lunedì a tutto il Libano meridionale, ma gli ultimi attacchi sui distretti di Nabatieh e Hasbaya li hanno fatto desistere. E così, sfidando il caos, hanno riempito l’auto e si sono aggiunti alla folla che sta cercando di scampare ai bombardamenti israeliani. È da lunedì pomeriggio che le strade del Libano si sono trasformate in un unico serpentone e quello che poteva essere un viaggio di tre ore si è allungato fino a dodici.


«Siamo appena arrivati - racconta Salwa, scappata dalla zona di Tiro - ma non sappiamo ancora dove dormire, perché qui nessuno vuole affittarci nulla, nemmeno una stanzetta». «Capiscono che siamo profughi del sud e dicono che non vogliono avere niente a che fare con noi», ribadisce Nader Shehab, commercialista che è lunedì notte è scappato dalle bombe.


Dall’inizio delle operazioni militari israeliane sul paese dei cedri, il numero di persone in fuga cresce di ora in ora, con code lunghe anche 12 ore. Si contano già quasi 32mila sfollati che hanno raggiunto la capitale e le località ancora più a nord, ma in tanti sono ancora in movimento e non hanno trovato una sistemazione. I trafficanti d’uomini sono già al lavoro.


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