giovedì 28 agosto 2025

«Makka Sulaev ha ucciso il padre per inesperienza e disperazione: non voleva permettergli di aggredire ancora la mamma»

 


Le motivazioni della sentenza con cui la ragazza è stata condannata a nove anni e quattro mesi per omicidio colposo

 
«Makka Sulaev ha ucciso il padre per inesperienza e disperazione: non voleva permettergli di aggredire ancora la mamma»

«Un misto di inesperienza e di disperazione». Questo il modo di agire, secondo i giudici, di Makka Sulaev, la giovane, oggi 20enne, condannata – a maggio 2025 – a nove anni e quattro mesi per aver ucciso il padre violento con due coltellate. Nessuna legittima difesa, quindi, per la Corte che – riporta La Stampa – ritiene che la giovane abbia agito «per eliminare in radice la possibilità che il padre potesse ancora aggredire la madre, uccidendolo», come si legge nelle motivazioni della sentenza.

La sentenza

Makka è stata condannata per omicidio colposo il 9 maggio 2025, accusata di aver ucciso suo padre, il primo marzo 2024, nell'abitazione di famiglia a Nizza Monferrato. Oggi, 28 agosto 2025, sono state pubblicate le motivazioni della sentenza. Per la corte la giovane durante una violenta lite in famiglia ha deciso «con un’idea che appare il frutto di un misto di inesperienza e di disperazione, di agire in maniera risoluta, usando un coltello (appositamente acquistato) per eliminare in radice la possibilità che il padre potesse ancora aggredire la madre, uccidendolo».

Per i giudici Sulaev avrebbe potuto ricorrere ad altre vie tra cui chiamare le forze dell'ordine. Ripercorrendo i fatti, dunque, per la Corte non c'è stata «alcuna situazione di attualità di pericolo neppure nel momento in cui l’imputata sferrava la seconda coltellata al padre», colpo inferto «non perché vi fosse una situazione di pericolo attuale per la vita o l’incolumità fisica (sua o della madre) ma perché voleva assicurarsi che l’uomo morisse».

Il contesto violento

La giovane, allora 18enne, più volte ha raccontato il terrore di vivere in casa con il padre. «Avevamo tutti paura di lui. La paura era una costante. Voleva che avessimo paura», ha raccontato durante il processo. Ed è per questo, scrive La Stampa, che secondo l'avvocato Massimiliano Sfolcini i motivi della sentenza non tengono conto del contesto violento in cui è maturata l'azione: «Hanno preso in esame uno scritto che la ragazza ha redatto poco prima, considerandolo una manifestazione di volontà, mentre si trattava dell’espressione della paura che viveva, messa nero su bianco in quattro fogli».


https://www.leggo.it/italia/cronache/makka_sulaev_uccise_padre_inesperienza_disperazione_motivi_sentenza_oggi_28_8_2025-9035975.html?refresh_ce

 

 

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