La caduta "Il comando a Badoglio: è fatta".
E a villa Savoia il Re si libera del duce

Venticinque luglio 1943. Nonostante la tremenda nottata, il Duce arriva a Palazzo Venezia alle 9, ora consueta. Ordina di cercargli al telefono Dino Grandi. Invano. Chiama Buffarini Guidi che è già seduto davanti alla propria scrivania, in un locale vicino alla sala del Mappamondo. Egli accorre un po' trafelato, così ricorda Paolo Monelli, "con la faccia ansiosa del servitore che vuol farsi gradire".
L'accoglienza rituale è un piccolo balsamo per il dittatore, che appare alquanto rinfrancato. Da altri colloqui mattutini ha tratto la conclusione che l'ordine del giorno che ha trionfato al Gran Consiglio si rivelerà una sorta di suggerimento, rivolto alla Corona, di riprendere un ruolo nella condotta della guerra: fra lui e il sovrano potrà dunque trovarsi un accordo su come gestire questa duplicità di comando.
Neppure una visita che fa, alle due del pomeriggio, al quartiere Tiburtino, duramente bombardato dagli Alleati il 19 luglio, lo rattristaoltre misura. Tornato a villa Torlonia, dove abita, gli riferiscono che la sua richiesta di un'udienza è stata accolta da Vittorio Emanuele III. L'ora fissata è alle 17, villa Savoia. Mussolini si veste da borghese, in blu. La villa reale è a un passo.
Appena è sceso dalla macchina, l'autista riceve l'ordine di parcheggiare in un angolo esterno della residenza; dopo qualche minuto lo vanno ad arrestare. Il duce lo ignora. Ricevendolo, Sua Maestà gli ha già domandato "Come va?". Tutto al pari di sempre.
A villa Savoia, invece, tutto è cambiato. Nessun particolare della notte del Gran Consiglio èignoto in quelle stanze. Il loro plenipotenziario, abilissimo intrattenitore dell'algido sovrano, il duca Pietro d'Acquarone, ministro della Real Casa, ne è perfettamente al corrente.
A informarlo, fin dall'alba, è stato Dino Grandi in persona. Gli eventi di quella seduta si inscrivono, come una profezia, in un progetto messo a punto in maniera a suo modo encomiabile. Acquarone ha avvertito il maresciallo Badoglio, il "successore ": il re vuole disfarsi di Mussolini e procedere al suo arresto. Tripudio in casa dell'anziano generale (così sostengono testimonianze ufficiose).
L'antefatto dell'incontro fra Mussolini e il Re è stato scandito da un ordine minuzioso. Già prima di mezzogiorno è pronto il decreto con il quale si nomina capo del governo il vincitore di Addis Abeba. Vi sono già state apposte le firme del Re e del Maresciallo. Tutto - direbbe un osservatore malizioso - costituzionalmente in ordine.
Altri particolari di ordine pratico sono stati predisposti con premura: quella di un'autoambulanza per caricarvi il Duce al termine del colloquio, è apparsa una buona idea. Si fa strada un solo dubbio, espresso da Cerica, il comandante generale dei Carabinieri: arrestare Mussolini va benissimo, resta da decidere dove. Fuori i cancelli della villa? Il parere del super-carabiniere è che sarebbe opportuno, e certo più sicuro, farlo all'interno dell'amena residenza.
Cerica aspetta comunque un ordine preciso: lo sollecita ad Acquarone, che ne parla al Re. Il quale, dopo qualche indugio venato da nervosismo, decide: l'arresto avrà luogo "dentro".
Non è stata, quest'ultima, una controversia da nulla, e risulta perciò lampante il turbamento del Sovrano nel risolverla. Si colloca al di fuori di ogni regola codificata, di ogni norma decente, di ogni protocollo politico- istituzionale l'ipotesi cheun Capo di Stato faccia arrestare in casa propria il suo primo ministro. Come vedremo, questa circostanza susciterà aspri dissensi nella stessa famiglia del sovrano.
Ma torniamo all'arrivo diMussolini a Villa Savoia. Dopo il saluto rituale, il re gli dice, alla piemontese: "L'Italia va in tocchi, caro duce". Non lo aveva mai chiamato "duce", sempre "eccellenza". Altra variante alla consuetudine: il re ha perso lestaffe e si è messo a urlare contro Mussolini: così asserisce qualcuno che ha avuto il privilegio di poter origliare, e lo dice alla regina Elena. Infine Sua Maestà comunica al despota che ha deciso di sostituirlo e di mettereal suo posto Badoglio.
Qui la regina riferisce in un'intervista quanto ha potuto osservare di persona, dalla finestra d'una sala, sul finale dell'incontro. "Mio marito ormai tranquillo e sereno accompagna l'ospitesulla scalinata della villa". "Il colloquio è durato meno di venti minuti". "Mussolini appare invecchiato di vent'anni". Infine, il re gli stringe la mano, l'altro muove qualche passo nel giardino, ma viene fermato da un ufficiale dei carabinieri seguito da soldati, che lo accompagnano all'autoambulanza.
La regina, subito dopo aver seguito, almeno in parte, lo spettacolo, è assai irritata, soprattutto per un particolare cui accennavo poc'anzi. "Mi sentivo ribollire", così riassume il proprio stato d'animo. "Per poco non sbatto contro mio marito che rientra. "È fatta", dice piano lui. "Se dovevate farlo arrestare", gli grido, "questo doveva avvenire fuori di casa nostra. Ciò che avete fatto non è un gesto da sovrano". Lui ripete: "È fatta", e cerca di prendermi sottobraccio, ma io mi allontano da lui. "Non posso accettare una cosa del genere", protesta. "Mio padre non l'avrebbe mai fatto". Poi vado a richiuderminella mia cameretta".
Un particolare della vicenda ricostruito a suo modo, e chissà con quanta attendibilità, deriva dalle dichiarazione di un personaggio che non si può immaginare più diverso da una testa coronata. Parlo d'uno scrittore sublime a nome Carlo Emilio Gadda.
Nella sua biografia firmata da Giulio Cattaneo e intitolata Il Gran Lombardo, egli dichiara testualmente: "Mussolini, quando sale nell'autoambulanza, se la fa addosso ". E aggiunge. "Questo me l'ha detto anche Mario Luzi, che è persona seria".
Non si saprà mai su quali fonti questi due letterati di gran nome fondino le loro affermazioni in merito a una circostanza storica così decisiva.
http://www.repubblica.it/politica/2013/07/25/news/la_caduta_il_comando_a_badoglio_fatta_e_a_villa_savoia_il_re_si_libera_del_duce-64612796/?ref=HRER2-1
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