Nei nove mesi di indagine calcolato un giro di affari da un milione. Le consegne anche a domicilio
Blitz della Finanza nel fortino delle Case Rosse di Ostia, considerato dagli investigatori una delle piazze di spaccio più strutturate del litorale. Al vertice dell’organizzazione ci sarebbero due donne ritenute le figure di coordinamento di un sistema di traffico di cocaina ed eroina capace di garantire profitti milionari e un controllo costante del territorio. L’operazione, scattata nelle prime ore del mattino di mercoledì, ha portato all’esecuzione di 26 misure cautelari e allo smantellamento di una rete criminale che, secondo gli inquirenti, avrebbe operato con modalità quasi aziendali nella zona di via dell’Idroscalo. Un intervento imponente, disposto dall'antimafia, che ha visto in campo oltre duecento militari, unità cinofile, reparti speciali e un elicottero.
Il provvedimento del giudice per le indagini preliminari riguarda complessivamente 29 indagati, tutti italiani e per 24 è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre per altri due sono scattati gli arresti domiciliari. Un impianto accusatorio che descrive una struttura stabile, organizzata e capace di garantire continuità nello spaccio 24 ore su 24.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe adottato un modello operativo fondato su turni di lavoro, vedette fisse e un sistema di controllo del territorio volto a intercettare eventuali arrivi delle forze dell’ordine. La piazza di spaccio non si fermava mai: le cessioni avvenivano ininterrottamente, con una media stimata tra le 100 e le 150 dosi al giorno, che nei giorni festivi e prefestivi arrivavano a superare quota 200. Il modus operandi, emerso nel corso dei nove mesi di indagine, ha messo in evidenza anche modalità di vendita non solo in loco ma a domicilio, effettuato tramite corrieri e veicoli dedicati, con l’obiettivo di ampliare la clientela e ridurre l’esposizione della piazza. Il volume d’affari ricostruito dagli inquirenti nei soli mesi di indagine ha superato il milione, a conferma di un mercato illecito stabile e altamente redditizio.
Le accuse contestate a vario titolo includono associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione e spaccio di sostanze, produzione di droga, violazione di sigilli e autoriciclaggio. Secondo l’ipotesi accusatoria, i proventi dell’attività illecita sarebbero stati reinvestiti attraverso circuiti finanziari schermati, con l’obiettivo di occultarne la provenienza.
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