"Io, per parte mia, dichiarai nel ’70 alla Commissione Esteri della Camera che i Palestinesi semplicemente attendevano non degli aiuti, ma una patria. Lo dissi con il consenso di larga parte dello schieramento e riserve a destra e centro destra. Ma il punto, serio, di conflitto con gli americani e con il Sig. Kissinger era la vincolabilità della crisi con i moduli politico militari della Nato e l’uso di nostri punti di approdo o di atterraggio per i rifornimenti americani alla parte israeliana.
Noi, con non piccolo rischio di frizione con il potente alleato, negammo, soprattutto in vista di un mancato preavvertimento e di un’adeguata spiegazione di ragioni e finalità, che quella potesse essere considerata una crisi Nato e suscettibile perciò di dibattito e d’indirizzo in quella sede. E rifiutammo i punti di appoggio che venivano richiesti per i rifornimenti ad Israele nel corso della guerra, che ebbe vicende alterne e che durò ancora.
Il nuovo orientamento pro-arabo, o almeno più calibrato di Europa ed Italia continuò ad essere maldigerito dagli americani che sul fatto, sulle modalità, sui limiti, sui presupposti politici del dialogo euro-arabo continuarono ad intervenire, con l’effetto di rallentare alquanto il ritmo dell’operazione e svuotarla di una parte del suo contenuto.
Questa era in larga parte la posizione personale di Kissinger che del resto non ne fece mistero e coltivò un’animosità per la parte italiana e per la mia persona, che venne qualificata, come mi fu chiarito in sede obiettiva e come risultò da episodi certamente spiacevoli, come protesa ad una intesa indiscriminata con il Pci, mentre la mia, com’è noto, è una meditata e misurata valutazione politica, come ho avuto modo di esporla e realizzarla nelle fortunose vicende di questi ultimi tempi”.
Aldo Moro dalla prigionia
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