È quanto emerge dall’ultimo blitz antimafia coordinato dalla Dda di Palermo, che ha fatto luce su come il "capo dei capi" partecipasse personalmente ai riti di iniziazione dei nuovi soldati della cosca
Il fantasma di Totò Riina continua a volteggiare su Corleone, rivelando dettagli inediti sulla sua egemonia anche durante gli anni della latitanza. È quanto emerge dall’ultimo blitz antimafia coordinato dalla Dda di Palermo, che ha fatto luce su come il «capo dei capi» partecipasse personalmente ai riti di iniziazione dei nuovi soldati della cosca. Un’autorità, la sua, capace di sancire l’ingresso nella «società» di giovanissimi aspiranti mafiosi, consolidando legami di sangue e fedeltà che durano da decenni.
La punciuta
Il cuore dell'inchiesta batte sulle intercettazioni di Mario Gennaro, 53 anni, uno dei tre arrestati nell'operazione. Gennaro, senza sapere di essere ascoltato, ha descritto con orgoglio il momento in cui, appena diciottenne, fu affiliato formalmente a Cosa nostra. «Quando era vivo lui è venuto a farmi entrare nella società», racconta l'uomo riferendosi proprio a Riina. Il rito del sangue, la classica "punciuta", sarebbe avvenuto alla presenza del padrino: «Mi bucarono lui e mio Zio Lillo», ha spiegato Gennaro, coinvolgendo nel racconto lo zio Liborio Spatafora e Mario Grizzaffi.
Il blitz
L'operazione ha portato in carcere figure di primo piano del mandamento corleonese. Oltre a Mario Gennaro, le manette sono scattate per il sessantenne Mario Grizzaffi, che è il nipote diretto di Totò Riina, e per il sessantaduenne Pietro Maniscalco.
Nell'inchiesta figurano inoltre diversi indagati per i quali il gip ha respinto la custodia cautelare, tra cui Giovanni Gennaro e i due Spatafora, Liborio e Francesco. Il quadro che ne emerge è quello di una cosca ancora radicata e fedele alle proprie tradizioni secolari.
Sempre a disposizione
Dalle parole di Mario Gennaro emerge chiaramente il profilo del perfetto soldato di mafia, dedito al sacrificio per i compagni detenuti. «A tutti! Ho accontentato a tutti quando sono stati in galera», si vanta l'uomo nelle intercettazioni, sottolineando come non abbia mai fatto mancare il proprio supporto logistico ed economico agli affiliati finiti in cella. Una dedizione totale sintetizzata in un'autodifesa che ne conferma il ruolo operativo: «Mario sempre a disposizione! Mario non ha sbagliato mai, né a comportarsi con la gente, né con nessuno!».
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