mercoledรฌ 6 maggio 2026

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«Mio fratello รจ Bobby Sands e ora dorme tra le stelle.» cosรฌ recita la strofa di una canzone che tante volte abbiamo cantato e che continueremo a cantare, trasmettendola cosรฌ come a noi รจ stata trasmessa. Questa canzone d'altronde dice il vero. Ogni ribelle รจ un nostro fratello maggiore, ogni caduto per la Causa della libertร  per la propria patria รจ un esempio. 


Il 5 maggio 1981, dopo 66 giorni di sciopero della fame, Bobby Sands, ventisettenne volontario dell’IRA, rese l’anima a Dio in prigione nell’Irlanda del Nord. Non fu una morte qualunque. Fu un atto estremo contro un sistema imperialista che pretendeva di ridurre tutti i ribelli nord irlandesi a criminali comuni.


Bobby Sands non chiedeva nessuna clemenza. Non implorava nessuna pietร . Chiedeva ciรฒ che ogni combattente per la libertร  ha sempre preteso: il riconoscimento del proprio status di prigioniero politico. Margaret Thatcher, con quella durezza granitica che la rese simbolo dell’imperialismo britannico tardivo, glielo negรฒ fino all’ultimo respiro. «Lasciamolo morire», fu in sostanza la risposta. E Bobby Sands morรฌ, lentamente, trasformando il proprio corpo in un’arma al servizio della Veritร .


In quell’agonia volontaria c’รจ tutta la dignitร  di un popolo che non si รจ mai arreso. Sands era un giovane operaio cattolico di Belfast, cresciuto nella miseria delle “ghettos” nazionaliste, che aveva scelto la via della rivolta perchรฉ convinto che la diplomazia e le urne, da sole, non avrebbero mai spezzato la catena coloniale inglese. Scrisse dal carcere pagine di straordinaria luciditร , poesie crude e lettere che ancora oggi bruciano e guidano i cuori di migliaia di militanti identitari.


Una delle sue frasi piรน potenti resta incisa nella memoria di chi rifiuta la narrazione ufficiale:


«Essi non hanno nulla nel loro intero arsenale imperiale che possa spezzare lo spirito di un solo irlandese che non vuole essere spezzato.»


Parole che valgono ben oltre l’Irlanda del Nord.


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