Aveva 35 anni il ragazzo romano morto per soccorrere tre passeggeri di una Cinquecento. Il suo motto: «Siamo tutti nati nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle»
Ucciso a 35 anni mentre cercava di soccorrere tre passeggeri di una Cinquecento. Antony Josue, 35 anni, era una guardia giurata e ha perso la vita lunedì 3 maggio 2026 verso le 5 del mattino, sul Grande Raccordo Anulare, allo svincolo con via Tuscolana, travolto e ucciso da un'auto dopo che si era fermato per prestare aiuto alle vittime di un altro incidente.
Il destino di una famiglia
Esattamente nello stesso tratto di strada dov'è avvenuta la tragedia, 10 anni prima, suo padre Angelo, 51 anni, era stato travolto da un pirata della strada, che viaggiando a tutta velocità a bordo di un'Audi lo aveva fatto cadere dalla moto ed era scappato, senza prestare soccorso. Angelo era stato poi investito da altri automobilisti che non erano riusciti a frenare in tempo. Il suo investitore, un uomo di 47 anni, era poi andato a lavorare come se niente fosse, fino a quando le forze dell'ordine non sono risaliti a lui e lo hanno arrestato.
Stesso destino è toccato 10 anni dopo al figlio, investito da un giovane di 21 anni che viaggiava a bordo di una Mercedes, che dopo averlo travolto si è schiantato contro la Cinquecento ferma pochi passi più avanti.
Attualmente, il ragazzo è ricoverato con ferite gravi al policlinico di Tor Vergata. Verrà sottoposto a test alcolemici e tossicologici, e accusato di omicidio stradale.
Chi era Antony Josue
«Antony lavorava per noi da un anno — dice a Repubblica Maurizio Traniello, il titolare della Security Roma management dove il 35enne lavorava — era un dipendente modello: puntuale, capace e gentile con i colleghi. È terribile. In 30 anni non mi era mai successa una cosa del genere. Ci stringiamo alla famiglia». Antony, che aveva iniziato il turno alle 22, avrebbe finito il turno alle 6.30. Al momento dello schianto era insieme ad un collega, rimasto fortunatamente illeso. Il motto di Antony era: «Siamo tutti nati nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle».
La moglie e i figli
ll romano 35enne era tutto dedito a casa e lavoro. Sposato nel 2018 con Shamira Perrella, casalinga di 33 anni, lascia la donna e due bambini, che lui chiamava «i nostri cuccioli». A Repubblica, Shamira racconta: «Un uomo solare e altruista. Trovava la forza di sorridere anche se gli stava crollando il mondo addosso. Non si tirava mai indietro quando si trattava di aiutare gli altri».
Si erano conosciuti in un bar nel 2017, un anno dopo la tragica scomparsa del padre Angelo: «Non era un tifoso di calcio. Amava il suo lavoro, che gli piaceva molto, anche se faceva sempre il turno di notte. Era appassionato di pesca al mare e da un anno si era comprato una moto. Quando riusciva andava a fare qualche gita».
La sera prima dell'incidente avevano parlato al telefono intorno alle 23. Poi Shamira era andata a dormire, convinta che al risveglio avrebbe trovato il marito accanto a sé.
https://www.leggo.it/italia/roma/04_maggio_2026_antony_josue_chi_era_35enne_morto_raccordo_padre_morto_stesso_modo-9510912.html

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