Buonanotte...
Nella quiete della notte primaverile, il dualismo del mondo sembra svanire. Non c'è separazione tra il buio che avvolge i rami e il bocciolo che, nell'ombra, decide di schiudersi.
Nello Zen, la primavera non è un traguardo da raggiungere, ma un accadere senza sforzo. La notte non è l'assenza di luce, ma il grembo fertile dove il silenzio si fa sostanza. Guardando l'oscurità, comprendiamo che la vita non ha bisogno di testimoni per fiorire: il profumo dei prugni nel buio non cerca approvazione, esiste e basta.
Siamo come quella neve sottile di cui scriveva la Principessa Shikishi: ci sciogliamo nel tempo, ma in questo sciogliersi non c'è perdita, solo un ritorno alla sorgente. La notte ci insegna a lasciare andare la forma, la primavera ci insegna a celebrare il mutamento. In questo istante, seduti nel silenzio, siamo contemporaneamente il vuoto della notte e l'urgenza del fiore.
Tutto scorre, eppure nulla è mai andato perduto.
春くれば
心もとけて
泡雪の
あはれふりゆく
身をしらぬかな
Haru kureba
kokoro mo tokete
awayuki no
aware furiyuku
mi o shiranu ka na
Quando viene aprile
il cuore si discioglie,
come neve lieve
cade e svanisce piano—
e non so più di me.
- Principessa Shikishi
Questi versi appartengono alla Principessa Shikishi (conosciuta anche come Shokushi Naishinnō, 1149 – 1201), una delle voci più pure e malinconiche del Giappone classico.
- Hisao
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