sabato 11 aprile 2026

La Lacrima della Vita

 


Leggende Perdute…

(失われた伝説 - Ushinawareta Densetsu)


In una biblioteca misteriosa, tra scaffali che profumano di carta antica e tempo sospeso, incontriamo Tsukiyo (月夜 - "Notte di Luna"), la narratrice delle Leggende Perdute. Accanto a lei, sempre vigile e con un’aria deliziosamente brontolona, siede Fumimaru (文丸) — un piccolo tengu (天狗) dal naso pronunciato e lo sguardo acuto. Egli è il custode dei segreti racchiusi tra le pagine.


Ogni giorno, Tsukiyo schiude il suo tomo incantato per narrare di miti dimenticati. La storia che ha scelto per noi questa sera è…


La Lacrima della Vita

(生命の涙 - Seimei no Namida)


C’era una volta in Giappone, in un tempo che la memoria ancora custodisce, un imponente ciliegio piangente — uno shidare-zakura (枝垂桜) — che regnava in un parco di Hiroshima (広島市). Ogni primavera, la sua chioma si trasformava in una cascata di luce bianco-rosata, offrendo conforto e meraviglia a chiunque si fermasse ai suoi piedi per la celebrazione dell’hanami (花見).


Tra i suoi più devoti ammiratori c’era Kaito (海斗). All’età di dodici anni, passeggiando con i genitori, gli pareva che tra i rami flessuosi si nascondesse una voce sussurrata, portata dalla brezza.


Poi, giunse quel terribile mattino d’agosto, quando il cielo si spezzò e la distruzione avvolse Hiroshima. Kaito sopravvisse al cataclisma, ma il suo mondo svanì: perse i genitori e, con loro, la bellezza del grande albero. Prima di essere costretto a lasciare la città, volle rivolgergli un ultimo addio. Ciò che trovò fu solo un tronco annerito, uno scheletro di legno tra le macerie. Il dolore gli squarciò il petto e una singola lacrima, pesante come tutto il suo lutto, cadde sulle ferite del legno morente.


Passarono i decenni. Il tempo, pur non potendo guarire ogni ferita, ne attenua il bruciore. Kaito tornò a Hiroshima ad aprile, oltre trent'anni dopo. La città era risorta; le cicatrici restavano, ma la vita aveva ripreso a scorrere. Dopo aver reso omaggio al Memoriale della Pace (原爆ドーム - Genbaku Domu), si diresse verso il luogo del suo cuore insieme alla moglie Keiko (恵子) e alla piccola Kimiko (貴美子).


Giunto sul posto, Kaito si pietrificò.


Davanti a lui svettava uno shidare-zakura magnifico, i cui rami ricadevano verso l'erba carichi di petali. Era identico al "suo" albero, eppure sembrava impossibile.


«Non avevi detto che era morto nell’esplosione?» chiese Kimiko, che conosceva bene la storia del triste addio del padre.

«Sì, piccola mia. È così... Probabilmente ne hanno piantato un altro al suo posto.»


«Vi sbagliate, è lo stesso albero!»


La voce era armoniosa, quasi musicale. Da dietro la cortina di fiori apparve una donna di rara eleganza, che indossava un kimono (着物) decorato con motivi di ciliegio. Una brezza leggera parve sollevarsi al suo passaggio.

«Com'è possibile?» mormorò Kaito.


«Dovete sapere,» spiegò la donna, «che dopo il grande male del 6 agosto 1945, l'albero sembrava perduto. Ma si narra che la lacrima di un bambino che lo amava profondamente cadde sul suo tronco devastato. Un anno dopo, contro ogni speranza, spuntarono i primi germogli. Giorno dopo giorno, il ciliegio è risorto, più splendido di prima.»


Kaito sentì il respiro mancare. Aveva dimenticato quel gesto, la sua lacrima di fanciullo. Il tempo si fermò mentre i petali danzavano intorno a loro in uno sakurafubuki (桜吹雪 - tormenta di petali).


«Scusate, ma voi... chi siete?» chiese lui, ancora tremante.

«Io abito qui,» rispose lei con un sorriso enigmatico. «Amo raccontare questa storia per ricordare che il male dell'uomo non potrà mai estinguere la forza della natura e della vita.»


Quando fu ora di andare, la famiglia si congedò con un profondo ojigi (お辞儀 - inchino). Prima che Kaito si allontanasse, la donna gli si accostò, sussurrando: «Una lacrima, a volte, racchiude in sé il potere dell'universo... Grazie, Kaito.»


Mentre camminavano verso l'uscita, Keiko si fermò di colpo. «Caro, ma tu non le hai mai detto il tuo nome... come faceva a conoscerlo?»

Si voltarono insieme, ma il prato era vuoto. La misteriosa figura era svanita. Rimase solo il fruscio del vento tra i rami dello shidare-zakura, che pareva sussurrare un'ultima, dolcissima parola: “Arigatō” (有難う).


Nota dell’autore


Questa è una delle Leggende Perdute, ispirata alle antiche tradizioni del folklore giapponese ma radicata nel cuore della storia moderna. Ogni racconto è un ponte teso tra la memoria e la meraviglia.


- Hisao

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