Israele ha annunciato lo stop totale agli acquisti di sistemi d’arma francesi, portando a zero la propria dipendenza militare da Parigi e sostituendo le forniture con produzione nazionale e Paesi alleati. La decisione arriva dopo due anni di politiche considerate ostili da Gerusalemme, tra cui il boicottaggio delle aziende israeliane alle principali fiere della difesa e il sostegno francese a iniziative internazionali percepite come punitive verso Israele nel contesto della guerra contro Hamas e dell’escalation con l’Iran.
Secondo il ministero della Difesa, la linea di Macron mina la cooperazione con uno Stato che combatte in prima linea contro il terrorismo iraniano e difende, di fatto, anche la sicurezza dell’Occidente. Pur prevedendo che i contratti già firmati siano onorati e che i rapporti tra aziende private possano proseguire in forma limitata, il messaggio politico è chiaro: Israele non intende più affidarsi a partner ritenuti “inaffidabili” quando si tratta della propria sicurezza esistenziale.
La frattura si è aggravata quando la Francia ha negato il sorvolo del proprio spazio aereo a velivoli che trasportavano armamenti statunitensi diretti in Israele per la guerra contro l’Iran, primo rifiuto di questo tipo dall’inizio del conflitto. Parigi sostiene di valutare “caso per caso” le richieste di volo e di non aver imposto un divieto generale, ma nei fatti ha aggiunto un ulteriore livello di pressione diplomatica su Gerusalemme. Il presidente americano Donald Trump ha definito il comportamento francese “molto poco d’aiuto”, accusando pubblicamente Macron di ostacolare lo sforzo di contenimento dell’Iran.
𝗘𝘀𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗳𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗲 𝗱𝗮𝗹 𝗱𝗼𝘀𝘀𝗶𝗲𝗿 𝗟𝗶𝗯𝗮𝗻𝗼
Sul fronte libanese, Israele ha compiuto un passo senza precedenti escludendo esplicitamente la Francia dal formato dei colloqui diretti con Beirut che si terranno a Washington, affidando la mediazione esclusivamente agli Stati Uniti. Funzionari israeliani accusano Parigi di aver tentato di limitare la capacità di Israele di colpire obiettivi iraniani e di non aver mostrato alcuna volontà concreta di disarmare Hezbollah, rendendola agli occhi di Gerusalemme un mediatore “non equo”.
Le autorità libanesi hanno cercato nelle ultime settimane un canale diretto con Israele per scongiurare una grande operazione terrestre, ma Israele rimane scettico, ricordando che il governo di Beirut non ha agito seriamente contro Hezbollah e riservandosi quindi la libertà di operare militarmente per difendere i propri confini. In questo quadro, l’asse Israele‑Stati Uniti si rafforza mentre l’influenza francese nel Levante si riduce, anche per effetto delle scelte di Parigi su Gaza, sulla guerra con l’Iran e sul riconoscimento unilaterale dello Stato di Palestina nel 2025.
Per Israele, il messaggio è duplice: chi ostacola la sua autodifesa contro Iran e proxy jihadisti perde peso nei tavoli diplomatici, mentre chi ne riconosce il ruolo di baluardo regionale mantiene accesso ai dossier più sensibili.
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