La grazia a Nicole Minetti ribadisce che in questo paese tutto è possibile, anzitutto l’impossibile più surreale e disturbante. La prassi della grazia può, a questo punto, essere concessa con leggiadria a tutti. Ecco qualche consiglio, rispettoso s’intende, per il Capo dello Stato e per il Ministro della Giustizia (e dunque a tutto il diletto governo che così bene ci sgoverna).
Grazia alla Santanché. Si salvi subito questa limpida e amabile martire dalla mitraglia ignobile della giustizia. Il motivo non è importante, basta trovare qualsivoglia pretesto e poi invocare un po’ a capocchia la privacy. Salvate la signora Garnero, qui e ora!
Grazia alla Bartolozzi. Altra vittima della magistratura, che come noto è un “plotoooone di esecuzzzzzione!”. Datele la grazia per la smisurata simpatia, per le cene alla Bisteccheria, per i suoi modi da zarina fuori tempo massimo e ancor più per aver gestito così bene il caso Almasri.
Grazia a Delmastro. Qui servirebbe una supercazzola particolarmente variegata e fantasiosa: una moral suasion disinvolta e smaliziata, atta a salvare il patriottico (ex) Sottosegretaria Bistecca. Lo si potrebbe salvare anche solo come forma di risarcimento dopo anni tragici vissuti da co-inquilino di Donzelli, pena che non augureremmo neanche a Parenzo (oddio, forse a uno come Parenzo sì). Già che ci siamo, suggeriremmo anche una qualsivoglia forma di grazia – umana, quirilanizia o magari pure celeste – alla famiglia Caroccia tutta. E’ tempo che questo paese aiuti sino in fondo imprenditori così volenterosi e coraggiosi. Dunque sia lode!
Grazia a Vespa. Troppe critiche anche per lui, dopo la sclerata lievemente eccessiva contro il bolscevico Provenzano. Bruno Vespa è un “artista” (autoproclamatosi tale per contratto), un “baluardo del pluralismo” (citazione testuale da Fratelli di Italia), un faro nella notte della colpevole informazione italica. Che gli si dia subito la grazia, e già che ci siamo che sia subito eretta una statua equestre. Magari proprio al posto del cavallo della Rai. Non sarebbe un atto sacrilego, bensì la mera conferma di come Vespa non sia un uomo Rai bensì egli stesso la Rai.
Grazia a Bocchino. Lo si grazi per la badilata di previsioni tragicomiche sul referendum, per la quintalata di arrampicate sugli specchi, per le centinaia di puntate in cui ha dovuto difendere l’indifendibile facendo pure finta di crederci (e magari, ahilui, ci credeva pure). Vivere da punching-ball non è facile e logora da morire. Dunque salvatelo e graziatelo: anzitutto da se stesso.
Grazia a Nordio. Questa sarebbe una grazia facile e quasi doverosa, da Capo dello Stato in essere a Capo dello Stato in teoria (Nordio fu davvero candidato dal centrodestra per il Quirinale, peraltro insieme a quell’altro intellettuale finissimo di Vittorio Feltri. E la cosa bella è che Meloni, quando lo fece, era pure sobria). La si potrebbe chiamare “Grazia Spritz”, e siam certi che renderebbe il paese tutto oltremodo felice. E magari pure un po’ brillo.
Grazia a Savini. Se la grazia è un atto di misericordia, pochi ne hanno bisogno come lui. Ex politico (ove mai esistito come tale) da almeno sei anni e mezzo, in caduta libera ovunque, tradito financo da Vannacci, superato nei consensi interni con le mani in tasca da Zaia, capace di sbagliarle tutte con precisione da cecchino e “Re Mida al contrario” implacabile: quel che tocca e tifa riceve seduta stante l’annientamento subitaneo, sia esso il Milan o da ultimo Orban. Nessuno (tra i tanti) odia Salvini come Salvini: graziarlo è un dovere morale.
Da ultimi, ma in realtà la lista sarebbe lunghissima, che siano graziati i Valditara e i Lollobrigida, le Roccella e le Picierno, i Delrio e gli Urso eccetera. Graziateli, perché non sanno quello che fanno.
(Uscito ieri sul Fatto Quotidiano)
Andrea Scanzi

Nessun commento:
Posta un commento