martedì 14 aprile 2026

La strage di Vallucciole

 


In questa foto il cadavere del piccolo Viviano Gambineri, tre mesi, preso a calci come una palla dai nazisti e poi finito con otto colpi di pistola al petto.

Il 13 aprile 1944 viene compiuta la strage di Vallucciole, nel comune aretino di Stia, che all’epoca era amministrato dal sindaco Martellucci, dal segretario Gabbani e dal segretario politico Francalanci.

L’8 aprile, dopo che il generale tedesco Dostler ha ordinato di espellere i civili dai punti strategici lungo la Linea Gotica, il maggiore Unterricht della divisione Göring giunge a Stia. Qui, con la complicità delle autorità locali e del brigadiere Biani, pianifica un rastrellamento e cerca di infiltrare alcuni uomini tra le file dei partigiani. Le spie vengono scoperte: due di loro sono uccise mentre la terza fugge e avvisa i comandi. Allora il maggiore von Loeben, con 800 uomini della divisione Göring al seguito, dalle ore 3 della notte seguente dà il via al massacro di tutti i civili della valle. Il bilancio finale è di 109 vittime. Tra loro il piccolo Viviano Gambineri. 

Il sindaco Martellucci fa affiggere un manifesto per giustificare la strage. 

I fascisti locali nel dopoguerra sono assolti in sede giudiziaria, perlopiù per insufficienza di prove.


Questa è una delle storie che raccontiamo in “Ventennio di Sangue”, il nostro almanacco sui crimini del fascismo. Lo trovate seguendo i link nel primo commento.

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