“Ma lei pensa veramente che io incontro un mafioso?”
“Tecnicamente l’ha fatto, onorevole”
C’è un passaggio, nel servizio di Report di ieri sera, che dice tutto. È lo scambio tra il giornalista Giorgio Mottola e l’attuale sottosegretaria all’Istruzione, Paola Frassinetti. Mottola la intervista su un incontro con il collaboratore di giustizia Gioacchino Amico, avvenuto quando lei era deputata e lui un uomo di punta del clan Senese in Lombardia.
Un pezzo grosso della mafia.
Anzi delle mafie, visto che nella figura di Amico convergevano gli interessi della Camorra, della ‘Ndrangheta e di Cosa nostra.
Ebbene, la sottosegretaria prima farfuglia che Amico avrebbe voluto incontrarla per “visitare la Camera” (giuro, dice davvero così). Incalzata dalle domande, poi, chiede stizzita al giornalista quello che avete letto all’inizio di questo post. La risposta, di seguito: ineccepibile. Può sembrare uno scambio non così importante, in un servizio che racconta di infiltrazioni mafiose nel primo partito italiano.
Ma per me lo è.
Perché è uno spaccato della politica che ci governa.
La politica che apre le porte delle istituzioni ai criminali, fa organizzare a loro i propri eventi elettorali (Fidanza, capo di FdI al Parlamento europeo) ci crea insieme delle società (ex sottosegretario Delmastro e altri sempre di FdI), presenta dei loro uomini nelle proprie liste. La stessa politica che, di fronte a prove concrete, è capace soltanto di fare due cose. Farfugliare. E poi accusare la stampa per il lavoro che fa. Come la premier Meloni, che solo pochi giorni fa sceglieva il Parlamento come pulpito da cui attaccare Report.
A quella redazione, invece, deve andare il nostro più sentito ringraziamento. Perché se non abbiamo ancora sostituito le nostre istituzioni con un losco comitato d’affari, è soprattutto merito loro
Ilaria Cucchi

Nessun commento:
Posta un commento