Non doveva finire così. Alicia Amoruso aveva 12 anni e stava tornando a casa da scuola, da sola, come un giorno qualsiasi. Poi, in un attimo, tutto si è fermato. Un albero, sradicato dalla furia del vento che in queste ore sta colpendo tutta la Puglia, l’ha travolta in via Sergio Cosmai, a Bisceglie.
Quando il 118 è arrivato, Alicia era già sotto quel tronco, incastrata, senza possibilità di scampo. I soccorsi hanno provato a salvarla, ma i politraumi da schiacciamento erano troppo gravi. È arrivata in ospedale senza vita.
Aveva compiuto 12 anni a settembre e ne avrebbe fatti 13 tra pochi mesi. Una ragazzina piena di vita, con una passione forte: la pallavolo. Giocava nella Asd Sportilia Volley Bisceglie, dove oggi il dolore è lo stesso che attraversa tutta la città. Le sue compagne, gli amici, chi la conosceva, sono sotto choc.
La Procura di Trani ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo contro ignoti e disposto l’autopsia per chiarire ogni responsabilità. Ma ci sono tragedie che, anche quando verranno spiegate, continueranno a sembrare incomprensibili.
Il sindaco Angelantonio Angarano ha parlato di un dolore che lascia senza parole, di una tragedia che distrugge il senso delle cose: “Davanti a eventi come questo, tutto perde significato”.
E forse è proprio questo il punto. Perché quando una bambina muore così, mentre torna semplicemente a casa, non è solo una vita che si spezza. È un pezzo di normalità che non tornerà più.
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