giovedì 9 maggio 2013


Dopo quasi 40 anni si alza il velo sulla morte di Ulrike Meinhof


La giornalista  Ulrike Meinhof La giornalista Ulrike Meinhof
di Paolo Sollecito
Il 9 maggio è famoso qui in Italia per essere l'anniversario della morte di Peppino Impastato, ma questa data ricorda anche un altro decesso, quello di Ulrike Meinhof, la giovane giornalista dell'organizzazione armata tedesca R.a.f., deceduta nel carcere di Stammhein nel 1976 in circostanze non ancora chiarite.
Nomi e fatti probabilmente sconosciuti per le persone più giovani, ma ben impresse nella memoria di chi gli anni 70 li ha vissuti e ricorda bene la ferocia e la brutalità istituzionale che si contrapponeva a quella parte di giovani che pensava all'uso delle armi come strumento di rivoluzione e liberazione dal capitalismo.
I lavori di una "Commissione Internazionale d'Inchiesta" sull'accaduto riaprono il caso.
La morte di Ulrike e di tre altri membri della stessa organizzazione venne fatta passare come un suicidio, ma la verità probabilmente fu un'altra, in effetti molto più vicina a quella denunciata all'epoca dai movimenti e da quei pochi garantisti che avevano il coraggio di parlare.
I tre punti salienti sui quali si è raggiunto un accordo nella Commissione sono:«Che Ulrike Meinhof è stata sottoposta, a più riprese e per lunghi periodi, a condizioni di detenzione che si è costretti a qualificare come tortura; che la tesi delle autorità statali secondo la quale si sarebbe suicidata per impiccagione non è provata e che i risultati tendono a dimostrare come Ulrike Meinhof non avrebbe potuto impiccarsi da sola e infine che i risultati dell'inchiesta suggeriscono che, sempre la Meinhof, era morta quando è stata appesa e che vi sono indizi inquietanti d'intervento di terzi in relazione a questa morte».
Deprivazione sensoriale e isolamento sociale furono applicati in modo massiccio dai governi europei in quegli anni e non solo dal quello tedesco. In Italia l'esempio lampante fu quello del carcere femminile di Voghera, poi chiuso anche grazie alle denunce di Amnesty International.
Dopo molti decenni comunque non si è ancora riusciti a rileggere quella fase storica lontani dal coinvolgimento emotivo ed è singolare che questo sia avvenuto invece in centro-sud America dove addirittura ex militanti di organizzazioni armate che lottavano contro le dittature militari sono oggi al governo.
I frammenti sulla fine della Baader-Meinhof fanno comunque ben sperare che prima o poi la verità storica faccia piazza pulita delle tante cose negate, falsificate o nascoste dai governi dell'epoca che a loro volta si avvalevano di braccia armate come fu in Italia per "Gladio".

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