giovedรฌ 15 gennaio 2026

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All’alba del 7 ottobre 1571 il golfo di Patrasso si aprรฌ come un grande palcoscenico della storia. Davanti alla piccola Lepanto, le flotte della Lega Santa e dell’Impero Ottomano si fronteggiavano immobili, pronte a trasformare quel braccio di mare in una linea di confine tra due mondi. Alle loro spalle pesava la guerra per Cipro: l’isola veneziana, caduta dopo il lungo assedio di Famagosta e il martirio di Marcantonio Bragadin, aveva rivelato con brutale chiarezza quanto l’espansione di Istanbul stesse incrinando gli equilibri e le rotte del Mediterraneo.

Per Venezia, che governava Cipro dal 1480, quella sconfitta non rappresentava soltanto una perdita di territorio, ma il presagio che il controllo sul Levante — e con esso la propria stessa potenza — potesse andare irrimediabilmente perduto.


In questo clima teso e carico di presagi prese forma il progetto di una grande coalizione cristiana, voluta con tenacia da papa Pio V per arrestare sul mare l’avanzata della potenza di Selim II. Nacque cosรฌ la Lega Santa, un’alleanza che riuniva la monarchia spagnola con i suoi domini italiani, Venezia, Genova, il Granducato di Toscana, Savoia, Urbino e i Cavalieri di Malta, costretti a mettere da parte rivalitร  secolari di fronte a un nemico comune.

Il comando fu affidato a don Giovanni d’Austria, fratellastro di Filippo II: un giovane condottiero affiancato da capitani di grande esperienza. Di fronte a lui, alla guida della flotta ottomana, stava Alรฌ Pasciร , determinato a riaffermare sul Mediterraneo la supremazia navale del sultano.


Le cifre tramandate dalle fonti restituiscono tutta la vastitร  dello scontro. La Lega Santa mise in mare poco piรน di duecento galee, affiancate da alcune imponenti galeazze veneziane cariche di artiglierie; la flotta ottomana disponeva di un numero di navi leggermente superiore. Nel complesso, su quel tratto di mare si concentravano centinaia di migliaia di uomini fra rematori, soldati e marinai.

All’alba del 7 ottobre don Giovanni dispose la flotta cristiana in una lunga linea serrata, riducendo al minimo gli spazi tra le navi per impedire al nemico di sfondare e accerchiare i singoli settori. L’urto iniziale fu segnato dal fuoco devastante delle galeazze veneziane: vere cittadelle galleggianti che spezzarono lo slancio delle prime file ottomane e costrinsero molte galee a rompere la formazione.


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Alรฌ Pasciร  tentรฒ allora di eludere quelle micidiali piattaforme di fuoco, dirigendo la propria ammiraglia contro quella cristiana: era convinto che la morte o la cattura di don Giovanni potessero spezzare in un colpo solo la volontร  dell’intera flotta. Ne nacque una mischia furibonda, fatta di abbordaggi, scariche d’archibugio, colpi d’artiglieria a bruciapelo e combattimenti corpo a corpo su ponti ingombri di alberi spezzati e di cadaveri, dove il mare a tratti scompariva sotto un groviglio di relitti.

Le cifre delle perdite danno la misura della ferocia dello scontro: l’armata ottomana perse circa ottanta galee affondate e oltre un centinaio catturate, con decine di migliaia di morti e feriti, mentre la Lega Santa lasciรฒ sul campo migliaia di uomini e diciassette navi. In mezzo ai rottami, migliaia di schiavi cristiani incatenati ai remi vennero liberati dalle navi conquistate, trasformando quel mare insanguinato in un improvviso spazio di riscatto e di speranza.


A Roma, Pio V attribuรฌ la vittoria all’intercessione della Vergine e volle consacrare il 7 ottobre a Nostra Signora della Vittoria, da cui sarebbe poi nata la festa di Nostra Signora del Rosario, fissando nella devozione cattolica il ricordo di Lepanto. A Venezia, invece, il Senato e il Consiglio dei Dieci commissionarono grandi dipinti celebrativi — come quello di Andrea Vicentino — trasformando il trionfo navale in una memoria visiva permanente, impressa sulle pareti dei palazzi pubblici.


Per secoli Lepanto รจ stata ricordata come il giorno in cui l’Europa riuscรฌ ad arrestare l’onda ottomana, innalzando un argine eroico a difesa della cristianitร  mediterranea. La storiografia piรน recente ha ridimensionato questa lettura, ricordando che l’Impero ottomano rimase una potenza formidabile e che Cipro non fu riconquistata; tuttavia riconosce alla battaglia un valore decisivo sul piano simbolico e morale, destinato a imprimersi a lungo nell’immaginario politico e religioso del continente.

In quel 7 ottobre 1571 l’Europa scoprรฌ che il Mediterraneo non era piรน soltanto un mare interno, ma una frontiera aperta, dove la posta in gioco non riguardava solo il controllo delle rotte, bensรฌ l’idea stessa che il continente aveva di sรฉ.


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