Io, in risposta alla manifestazione di ieri dei tassisti, dove sono volati pugni, calci, sputi e offese, una soluzione ce l’avrei per risolvere definitivamente il problema oggetto delle proteste.
È molto semplice: via le licenze e via la tragicomica, grottesca e caricaturale idea che questo sia un servizio pubblico.
Perché se prendo la metro o l’autobus e non parlo la lingua locale, il guidatore non prova a farmi pagare dieci volte il prezzo del biglietto così da farsi la giornata, né mi viene a dire che la macchinetta per obliterare il biglietto non funziona e devo pagare in contanti. Una volta, neanche troppo tempo fa, uno pur di non farmi pagare con carta mi disse che a Roma Sud il suo pos non funzionava (zona di guerra). Poi estrasse dalla tasca un vecchio foglio di carta con un IBAN, sostenendo che fosse il suo, ma guarda caso era inesistente (pensate a che livello siamo: alcuni girano con IBAN scaduti da usare come piano di riserva).
Ah, poi gli autisti metro e bus, a quanto mi risulta, non squarciano le gomme dei mezzi dei colleghi.
Ovviamente non sono tutti così, ci mancherebbe. Ma diciamo che non si fanno parlare dietro. E ieri ne hanno dato buona dimostrazione.
Allora via tutto. Si fa un registro nazionale, accertamento requisiti come patente, capacità di guidare efficacemente, sanità mentale e fedina penale pulita, obbligo di telecamera in macchina collegata a un database centrale (con altro obbligo di stop del servizio se smette di funzionare), e via libera tutti: se è tuo desiderio, nominato tassista.
Liberiamoci delle corporazioni.

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