Il 2 gennaio 1492, Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia entrarono a Granada. Con la caduta di quella cittΓ nasride, isola islamica resistente da due secoli nel cuore della Spagna, si chiudeva una vicenda iniziata otto secoli prima con l'arrivo dei musulmani oltre Gibilterra e il crollo del regno Visigoto. Quel giorno, il crocifisso e lo stendardo reale furono issati sull'Alhambra; l’ultimo sultano, Boabdil, consegnΓ² le chiavi della cittΓ ai sovrani cristiani, sancendo la fine del piΓΉ duraturo emirato musulmano iberico. La cerimonia solenne, descritta come una resa negoziata, celava secoli di guerre, tregue, alleanze e tradimenti, riassunti dalla storiografia in una sola parola: Reconquista.
Per comprendere l'epilogo di questa vicenda, è essenziale risalire alle origini. La storia iniziò nel 711, quando le armate musulmane sbaragliarono i Visigoti al Guadalete, conquistando rapidamente quasi l'intera penisola, ribattezzata al-Andalus. La resistenza cristiana si ritirò al nord, nelle Asturie: qui, la battaglia di Covadonga è considerata il primo seme della riscossa. Per secoli, tuttavia, l'equilibrio tra regni cristiani e Islam iberico rimase instabile, un intreccio di guerre, tributi e convivenze. Solo tra il XII e il XIII secolo, con la piena formazione di Castiglia, Aragona e Portogallo, la riconquista cristiana si fece sistematica. Al-Andalus, progressivamente spinto a sud, si ridusse così al piccolo ma fiorente regno di Granada.
Granada, pur formalmente indipendente, visse a lungo in un precario equilibrio. Tributaria della Castiglia, manovrava tra le ambizioni cristiane e le pressioni del Maghreb per tutelare il suo splendore commerciale e artistico. La raffinata corte nasride era protetta da mura e montagne, ma il suo destino si faceva sempre piΓΉ incerto con l'unione dei "re cattolici", Ferdinando e Isabella, decisi a cementare la nuova monarchia con la fede cristiana.
Questo fragile assetto crollΓ² nel 1482, dando il via alla guerra di Granada: una decennale campagna militare fatta di assedi, avanzate metodiche e prese di fortezze che strinsero inesorabilmente il cerchio sulla capitale.
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Il conflitto fu condotto con logica moderna: cavalleria feudale si unì all'artiglieria, mentre alleanze interne e promesse di clemenza minavano il fronte nasride. Le divisioni familiari, la sapiente diplomazia cristiana e la superiorità di risorse resero vana la resistenza musulmana. Dal 1490, l'assedio di Granada divenne implacabile, con accampamenti stabili e un lento logoramento delle difese. All'inizio del 1492, Boabdil capitolò. I termini garantirono tutela della popolazione, proprietà e libertà di culto, nel tentativo di rendere indolore la fine della Spagna islamica.
Il trionfo dei Re Cattolici andΓ² oltre la vittoria militare. Nello stesso 1492, il decreto dell’Alhambra espulse gli ebrei non convertiti, segnando una svolta religiosa della monarchia. Questa politica d'uniformitΓ si estese ai musulmani, trasformati in sudditi sospetti da convertire o cacciare, fino alle espulsioni dei moriscos nel secolo successivo. Questa spirale di imposizioni chiuse la Spagna medievale, multiforme e plurale, facendo nascere un regno che si voleva baluardo compatto della cristianitΓ .
La Reconquista si chiuse non con una semplice vittoria, ma con una vera svolta storica. La caduta di Granada segnΓ² la fine di al-Andalus, con la sua ricchezza di culture e saperi. Contemporaneamente, emerse una monarchia unita da dinastia e fede, proiettata sull'Atlantico. La Spagna medievale, dalle frontiere incerte e cittΓ condivise, lasciava il posto a un regno che si percepiva imperiale, convinto che la sua storia, iniziata nelle Asturie e compiuta a Granada, avesse forgiato la sua missione globale.
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