Angelo Leopardi 🇺🇸 Il debito americano e l’illusione dell’impero.
Il debito pubblico degli Stati Uniti ha superato i 38 trilioni di dollari.
Gli interessi annuali sfiorano cifre da capogiro, eppure Washington continua a comportarsi come se il mondo fosse ancora sotto il suo controllo economico e militare.
Ma il tempo dell’egemonia unipolare è finito.
E il conto, salatissimo, sta arrivando.
Negli ultimi decenni, l’America ha smantellato il proprio apparato produttivo in nome della globalizzazione.
Apple, Tesla, Nike, Fender: icone del made in USA che oggi producono in Cina, India, Messico, Bangladesh.
Il cuore industriale è stato svuotato, sostituito da finanza speculativa e debito pubblico.
Una scelta che affonda le radici nel 1971, quando Nixon abbandonò il Gold Exchange Standard, rendendo il dollaro una valuta fiat.
Da allora, il debito è diventato il motore dell’economia americana.
Ma un motore che consuma più di quanto produce.
Il risultato?
Una superpotenza che vive di prestiti, stampa dollari e mantiene oltre 750 basi militari nel mondo, spendendo miliardi per difendere un ordine che non controlla più.
La guerra in Ucraina ha mostrato i limiti di questa strategia: le terre rare che servono all’industria americana sono nel Donbass, oggi sotto controllo russo.
E mentre Mosca e Pechino consolidano alleanze e risorse, Washington cerca disperatamente nuovi giacimenti: in Groenlandia, in Iran, in Nigeria.
Non è espansione, è sopravvivenza.
Il presidente Trump, imprenditore fallito ma contabile spietato, sembra aver capito che l’America è un’azienda in crisi.
Ha tentato di fare cassa con i dazi, ma ha colpito anche le industrie residue.
Ha cercato compensazioni geopolitiche, ma ha trovato porte chiuse.
Ora accelera, teme il default, e si muove come chi sa che il tempo è scaduto.
La verità è che nessuna economia può reggersi solo sulla finanza.
Gli Stati Uniti devono riconvertirsi: tornare a produrre, ridurre il debito, abbandonare il ruolo di poliziotto globale.
Altrimenti, il botto sarà inevitabile.
E sarà spettacolare.
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