lunedì 19 gennaio 2026

Solier vs Mussolini

 


Il cielo di Roma sembrava trattenere il fiato, quel giorno. Non per il Perugia, non per la Lazio. Ma per lui. Paolo Sollier, il calciatore operaio, il mediano che aveva fatto del pugno chiuso un gesto politico prima ancora che sportivo. Quella non era una partita normale. Era una sfida frontale, senza rete, tra due Italie.


Sollier arrivava all’Olimpico col peso di una frase, pronunciata forse con leggerezza, forse con troppa onestà, il giorno prima in un’intervista concessa al Messaggero. Parlava di tutto: del mister Castagner, del suo stato di forma, della formazione. Ma poi, tra una stretta di mano e un sorriso, lasciò andare una battuta:


“Spero con tutto il cuore di battere la squadra di Mussolini”.


Il giorno dopo, il quotidiano uscì con un titolo a nove colonne. L’effetto fu immediato, radioattivo. Roma si spaccò in due, e l’Olimpico si preparò a diventare un tribunale a cielo aperto. Non più Lazio-Perugia, ma Lazio-Il Comunista, una guerra per procura in cui il calcio era solo il pretesto.


Ad accogliere le squadre in campo c’è tutto uno stadio contro Sollier. Fischi, urla, insulti, cori che grondano odio. “Boia!”, “Torna in URSS!”, “Comunista di m****!”. La partita non contava più niente: l’importante era dare una lezione a quel giocatore con il pugno alzato e le idee fuori moda. Sulle tribune, i tifosi perugini vengono accerchiati, insultati, provocati. Appaiono striscioni velenosi: “Sollier boia”, “A noi i muscoli, a te la falce e martello”.

Il Nobile Calcio

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