Stando agli inquirenti, questo soggetto ha cenato con la moglie e il figlio di dieci anni. Poi accompagna il figlio dai nonni materni.
Poi torna. Uccide la moglie (con cui si stava separando). Il giorno dopo carica il cadavere nel bagagliaio della macchina e lo sotterra con un’escavatrice in un campo adiacente alla ditta di famiglia.
Cinque giorni dopo denuncia la scomparsa, finge di di cadere dal pero. Cerca in ogni modo di depistare e sviare (peraltro maldestramente) le indagini.
Poi lo beccano e fa scena muta, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Ora il suo legale dice che, se non lo avessero beccato, si sarebbe comunque costituito spontaneamente.
Ne emerge il quadro dell’ennesimo maschio sfigato che non accetta che una storia finisca, che ha un’idea orrendamente possessiva e machista della donna. Il classico soggetto che incontri al bar o in palestra e ti sembra “normale”, persino “simpatico”, ma che nasconde una pochezza morale e una ignoranza belluina feroce.
Il mondo è pieno di soggetti così. Retrogradi, violenti, ottusi e pericolosissimi. Tanto schifosi quanto imperdonabili.
Dovrei essere garantista, ma in questi casi faccio davvero fatica. Vado proprio fuori di testa. Mi limito solo a dire che, laddove l’impianto accusatorio fosse confermato, uno così non dovrebbe più uscire di galera.
Andrea Scanzi

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