sabato 24 gennaio 2026

Guido Rossa

 


Guido Rossa era nato a Cesiomaggiore il 1º dicembre 1934. Operaio, sindacalista della CGIL, comunista. Uno di quelli che lavorava con le mani e pensava con la sua testa. Per alcuni pure troppo. 


Guido, tra le sue molte anime, era anche un alpinista esperto. 

A 29 anni tentò di scalare un 7000 metri in Nepal. Era un grande alpinista, ingegnoso e tenace, uno che si costruiva da solo l’attrezzatura con i chiodi che trovava in fabbrica. Non raggiunse mai la cima del Langtang Lirung, e a un certo punto scese anche dalle montagne. 


Troppa vita, troppa politica, quaggiù, in una Genova che nel frattempo si era fatta sempre più plumbea e opprimente per chiunque, figurati per lui, operaio di mestiere e sindacalista per vocazione. Un compagno che non ha mai sbagliato quando si è trattato di scegliere da che parte della storia combattere.


Ha commesso un unico, fatale, “errore” nella propria vita: denunciare un collega brigatista dell’Italsider. Lo ha fatto in anni in cui schierarsi apertamente contro il terrrorismo a sinistra era ancora considerato un tabù. È stato il primo a frangere quel muro di silenzio e omertà, e per primo sapeva che lo avrebbe pagato. 


Il 24 gennaio 1979, alle 6.35 del mattino, Guido Rossa apre la portiera della sua Fiat 850, in via Ischia, a Genova. Sta andando al lavoro, all’Italsider. 

Dietro di lui c’è un furgone Fiat 238. Dentro, un commando delle Brigate Rosse formato da Riccardo Dura, Vincenzo Guagliardo, Lorenzo Carpi.


Doveva essere una gambizzazione.  E invece Dura spara. Quattro colpi. Uno dei quali gli sarà fatale.


Guido Rossa muore così, a pochi metri da casa. Aveva 44 anni.


Ai funerali partecipano 250mila persone, stretti stretti in piazza sotto la pioggia e gli ombrelli. Tra loro c’è anche il Presidente della Repubblica Sandro Pertini


Sembra tutto finito e invece è l’inizio di una svolta culturale, prima ancora che politica.


L’omicidio di Guido Rossa è stato per Genova quello che Moro è stato per l’Italia intera. 


Abbiamo perso tanto senza Guido, quasi tutto. Ma abbiamo perso soprattutto la capacità di alzarci in piedi e combattere con la straordinaria verità della nostra ragione.


Questo ci manca di Guido, oggi che sono 47 anni senza di lui.


Ciao Guido. Avrei voluto conoscerti.

Lorenzo Tosa 

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