Nel famigerato dvd "The Self Destruction of the Ultimate Warrior", uscito per denigrare la figura dell'ex-campione WWF, uno dei più accaniti detrattori del guerriero fu "The Million Dollar Man" Ted DiBiase.
DiBiase, il cui padre adottivo era un famoso wrestler, era cresciuto in un ambiente dove la lotta libera era una vera e propria religione, e nonostante anche lui si fosse convertito al "credo" di Vince McMahon negli anni 80 fatto di gimmick bizzarre, l'idea che un bodybuilder dal fisico mostruoso, che correva verso il ring, scuoteva le corde, tutto pitturato in faccia e con i tasselli ai bicipiti, potesse fare match di pochi minuti e riscuotere successo semplicemente non gli andava giù.
I due nella WWF non ebbero moltissime interazioni, proprio perché fondamentalmente non si potevano vedere. Basta osservare il loro match in Giappone, la prima vera difesa titolata del Guerriero dopo la vittoria del titolo a WrestleMania VI (nonostante poi fosse stata trasmessa solo in seguito): i due proprio non si trovano, con DiBiase che abbastanza recentemente, in uno dei suoi podcast, ha raccontato come quei 7 minuti di incontro siano stati la peggior tortura della sua vita.
DiBiase ha affermato che fu una vera e propria umiliazione per lui, wrestler già conosciuto ed affermato in terra nipponica, perdere contro un "signor nessuno" solo perché in quel momento Vince voleva così. Del resto, non avrebbe potuto fare altrimenti: McMahon era il capo, ed una sua risposta contraria avrebbe potuto compromettere il suo lavoro nella Federazione. Tra l'altro - aggiunge - molto spesso il Guerriero veniva messo contro personalità come lui o gente come Bret Hart (che però non è mai andato contro Warrior) perché i wrestler tecnici e bravi come loro due sono in grado di trasformare anche il peggior performer in un atleta gradevole agli occhi degli spettatori.
Quando Warrior lasciò la WWF nel 1991, per DiBiase fu una vera e propria liberazione... fino a quando, nel backstage dell'Hoosier Dome di Indianapolis, mentre si preparava per il suo match per i titoli di coppia insieme ad I.R.S. contro i Natural Disasters non vide Hellwig girovagare per i corridoi.
Fu un fulmine a ciel sereno: "oh noooo... ancora lui!" si disse tra sé e sé e non si dava ragione né se la darà mai del perché un uomo d'affari così oculato come McMahon ancora una volta fosse cascato nel tranello di puntare su quel "tutto fisico e niente cervello".
Peccato, però, che il buon Ted, straordinario performer sul quadrato, si sia dimenticato, proprio in quella stessa storica WrestleMania, del finale dello spettacolo, al termine del match tra Hulk Hogan e Sid Justice quando quel "non wrestler" fece il suo ufficiale ritorno nella Federazione.
Pochi minuti, un boato enorme, gente impazzita, lo storico cartellone rimasto nel cuore di ogni appassionato di quell'epoca "bring back the Warrior".
Anche DiBiase ha avuto, suo malgrado, momenti in cui giocoforza ha dovuto lasciare il wrestling lottato, ma cartelloni con scritto "bring back the million dollar man" ne ho visti davvero pochi, anzi... nessuno.
Questo - sia chiaro a tutti - non toglie nulla alla grandezza di DiBiase, che merita ogni grammo del suo anello da Hall of Famer, perché ci ha regalato un heel fantastico e dei match incredibili, come la finale del torneo per il titolo WWF di WrestleMania 4, oltre a numerosi promo che si concludevano sempre con la sua iconica risata malefica.
Ma anche lui, forse un pò complice l'età, è cascato nel tranello mentale in cui troppo spesso vedo appassionati, soprattutto giovani, cascare. Il wrestling è, prima di tutto, uno spettacolo: non conta assolutamente quanto grosso sei, quanti moonsault a ripetizione riesci a fare, quale mossa stratosferica ti sei inventato. Il tuo personaggio deve bucare lo schermo, arrivare dritto al cuore dei fans e creare in loro un ricordo indelebile, per sempre.
Questo vale per i fisici enormi, come Warrior ma anche Hogan, Luger, Lesnar. Ma questo non è mai bastato, chiedetelo ad Omos o Giant Gonzalez. E vale anche per i fisici e le personalità più atletiche: per i vari Omega, Okada, Danielson ci saranno sempre i Kendrick, i London ed i Haas.
E nonostante quel che DiBiase, e con lui tantissimi detrattori di oggi, possano dire di Warrior, quel passaggio di torcia (poi mai veramente avvenuto), quelle braccia alzate al cielo di Hogan e Warrior e quelle urla a concludere l'evento più importante dell'anno, stanno lì a testimoniare PERCHÉ a distanza di tantissimi anni, con poca storia nel suo curriculum da lottatore di wrestling, con tutte le controversie e le faccende legate alla sua persona, Ultimate Warrior rimanga una delle icone di questa disciplina.... con buona pace di chi non la pensa così.
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