domenica 10 agosto 2025

«Spiaggie vuote nel periodo più turistico dell'anno: non c'è gente, siamo qui a contare le pecore. Ma non è colpa dei prezzi nei nostri stabilimenti»

 


Infiamma la polemica sul costo delle strutture attrezzate: i balneari si difendono ma Codacons attacca

«Spiaggie vuote nel periodo più turistico dell'anno: non c'è gente, siamo qui a contare le pecore. Ma non è colpa dei prezzi nei nostri stabilimenti»


Caldo afoso e spiagge vuote. La polemica dell'estate 2025 travolge i balneari. Gli stabilimenti registrano un calo rispetto all'anno passato e c'è chi punta il dito contro i prezzi dei loro servizi. Ma la categoria si giustifica: «È colpa del caro vita». A  tracciare un bilancio parziale della stagione in Abruzzo ci pensa Riccardo Padovano, storico balneare e presidente regionale del Sib Confcommercio, il sindacato dei balneari. «Siamo nel periodo più turistico dell'anno, ma non c'è gente: siamo qui a contare le pecore...».

Il problema è il caro vita

«A luglio abbiamo registrato un meno 25% nei consumi rispetto allo stesso mese del 2024. Tutto sommato - dice Padovano in un'intervista all'ANSA - gli abbonamenti stagionali sono invariati, ma molti clienti non vengono in spiaggia perché andare al mare, ormai, costa. Il problema non è il 'caro ombrelloni', ma il 'caro vita'. Da qui, l'effetto spiagge vuote a cui stiamo assistendo questa estate. Registriamo più presenze nel weekend, ma sono clienti locali. Mancano i turisti».

Se il tema sta facendo discutere in tutta Italia, in Abruzzo, sottolinea Padovano, «la situazione è la stessa su tutta la costa, non ci sono zone che si salvano. La gente non viene al mare perché sono aumentati i costi in generale, come, ad esempio, autostrade, benzina, parcheggi. Anche i bed and breakfast e gli alloggi della zona - sottolinea - hanno registrato una flessione e si stima che il 30% sia rimasto vuoto. Non è una fuga verso altre mete, le persone non si stanno proprio muovendo».

E sottolinea: «Io, ad esempio, ho allestito nuove palmette per i giornalieri, ma non le sto affittando. Il giornaliero è venuto completamente meno. C'è un po' più di movimento nei fine settimana, ma parliamo di persone del posto e considerando che siamo nel periodo più turistico dell'anno c'è davvero poca gente. Anche le altre zone, a partire dall'Emilia-Romagna, stanno soffrendo, ma da noi l'impatto è maggiore».

Il Codacons: «Fate un esame di coscienza»

«Invece di attaccare le testate giornalistiche che affrontano il problema, i balneari dovrebbero fare un serio esame di coscienza e maggiore autocritica, evitando di utilizzare la scusante del caro-vita come giustificazione al calo delle presenze in spiaggia e preoccupandosi invece di ridurre le tariffe al pubblico», attacca il Codacons. «Condividiamo - dicono - l'affermazione dell'associazione di settore secondo cui esistono in Italia stabilimenti per tutte le tasche: i prezzi sono molto diversificati sul territorio e dipendendo dal livello dello stabilimento, dall'ubicazione e dai servizi offerti. 

Quello che però i balneari non dicono è che tutti i lidi, negli ultimi anni, hanno ritoccato al rialzo i propri listini al pubblico, prima con la scusa del Covid, poi a causa del caro-bollette. Aumenti applicati in modo indiscriminato in un momento di emergenza e di aggravio di costi in capo alle imprese del settore che non sono più rientrati, portando alla paradossale situazione odierna».

In base ai dati dell'Istat - ricorda l'associazione - i prezzi dei servizi ricreativi, che includono proprio stabilimenti balneari e piscine, hanno subito tra il 2019 ed oggi un incremento del +32,7%, proprio perché tutti gli operatori del settore hanno ritoccato continuamente i listini negli ultimi 6 anni. Utilizzare la scusa del caro-vita per non fare autocritica e non ammettere i rincari, non aiuterà certo a far tornare i cittadini sulle spiagge. «Per affrontare il problema, semmai, occorre partire da una reale riduzione delle tariffe praticate al pubblico dai lidi italiani» chiude il Codacons.

Sardegna in controtendenza

La crisi del settore balneare sembra non riguardare la Sardegna. È vero che nell'isola al centro del Mediterraneo, soprattutto nella zona della Costa Smeralda o in perle come Chia e Villasimius, i prezzi sono sempre stati alti, per una clientela considerata facoltosa, ma vi sono prezzi per le tutte le fasce, dalla spiaggia del Poetto di Cagliari alle coste dell'Oristanese, dove una postazione con ombrellone e due lettini non costa più di 20/25 euro al giorno. «La Sardegna non subisce gli effetti catastrofici descritti in questi giorni, anzi nel mese di luglio abbiamo registrato un flusso migliore rispetto a quello del 2024 - spiega all'ANSA la presidente regionale del Sib (Sindacato italiano balneari), Claudia Comida -. Tra l'altro ritengo molto importante segnalare che la nostra isola ha tantissime spiagge libere, quindi abbiamo una realtà totalmente diversa da quella descritta in questi giorni».

https://www.leggo.it/italia/cronache/spiagge_vuote_prezzi_costi_stabilimenti_caro_vita_perche_oggi_10_8_2025-9005957.html 

 

 

 

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