lunedì 25 agosto 2025

Road to Mecca

 


"Arrivarono in tre colonne da tre lati diversi, con blindati e cannoni. Poi arrivarono gli aereoplani, bassi, e bombardarono case, moschee e palmeti. A difenderci c'erano poche centinaia di uomini. Tutti gli altri erano donne, bambini ed anziani. Erano troppo forti per noi, i nostri fucili non scalfivano neanche i blindati italiani. 

Riuscii a nascondermi in uno dei campi per aspettare un momento propizio per fuggire. Aspettai tutta la notte. Una nottata passata a sentire gli urli strazianti delle donne mentre venivano stuprate dai soldati italiani e dagli ascari eritrei. Il mattino dopo venni raggiunto da una donna anziana che mi portò anche del cibo. 

Mi disse che il generale italiano aveva fatto ammassare i superstiti davanti la tomba di Sayyid Muhammad al-Mahdi, ed aveva quindi distrutto davanti a tutti una copia del Corano, gettandola a terra e calpestandola con gli stivali mentre gridava "Adesso vediamo se quel beduino del vostro profeta può aiutarvi!" 

Ordinò quindi la distruzione delle palme rimaste e dei pozzi e il rogo di tutti i libri della biblioteca di Sayyid Ahmad. Il giorno successivo comandò che alcuni ulama ed anziani della città venissero condotti a bordo di un aeroplano. 

Una volta in volo, vennero gettati dal veivolo. Arrivò un'altra notte, e ritornarono gli urli delle donne che venivano stuprate, le risate dei soldati, i colpi di pistola. Riuscii infine a fuggire strisciando fino al deserto dove trovai un cammello".

Questo racconto, tratto da “Road to Mecca" di Mohamed Asad, è uno dei pochi resoconti della strage compiuta dagli italiani del generale Graziani a Cufra, in Libia, durante la campagna italiana del 1931. Cufra era un'oasi piuttosto popolosa nel deserto libico. 

Nonostante fosse scarsamente difesa, gli italiani la conquistarono con una violenza inaudita che non risparmiò, come visto, donne, bambini ed anziani. Un sunto dell'immensa violenza insita non solo nel fascismo ma anche nel colonialismo. 9 Una storia che racchiude in sé razzismo, spregio della vita umana e crudeltà. E pensare che in onore di Graziani, primo responsabile di quanto accaduto a Cufra, è stato eretto un mausoleo ancora oggi presente ad Affile. Uno dei tanti esempi aberranti di come l'Italia si relazioni con la memoria del proprio passato fascista.


Raccontiamo questo e altri crimini del fascismo nel nostro libro “Ventennio di Sangue”. Lo trovate seguendo i link in bio o nelle storie.

Cronache Ribelli

Facebook 

Nessun commento:

Posta un commento