PADOVA - «Mio fratello Francesco è stato ucciso da una zanzara infetta, nel 2022. Se n'è andato dopo cinquanta giorni di agonia e sofferenza, anche a causa di un iter farraginoso che ha provocato danni irreparabili. Non voglio che accada ad altri». È con queste parole, dolorose ma cariche di determinazione, che Lorenzo Mazzucato ha scelto di raccontare in una lettera la vicenda di suo fratello Francesco, morto nell’estate di tre anni fa a causa del virus West Nile. La testimonianza vuole essere anche un appello alle istituzioni, ai cittadini, alla sanità e alla ricerca: «Facciamo tutti la nostra parte».
I sintomi
Francesco Mazzucato aveva
81 anni e, nonostante l’età, godeva di buona salute. Quell’anno,
tuttavia, una lunga broncopolmonite lo aveva lasciato molto debilitato.
Quando ha iniziato ad accusare febbre altissima, oltre 40, e forti
dolori a tutto il corpo, il fratello Lorenzo lo ha portato al pronto
soccorso di Padova. Dopo qualche ora di osservazione, Francesco è stato
rimandato a casa. Il giorno successivo, però, una nuova crisi febbrile
ha convinto i familiari a tornare d’urgenza in ospedale. Ma ormai era
troppo tardi. Francesco non ne è più uscito.
«Era il periodo in cui
si stava finalmente uscendo dal Covid – ricorda il signor Mazzucato - ma
gli ospedali erano ancora sotto pressione. In più al tempo non c'era la
possibilità di effettuare test rapidi per la West Nile. Questo perché
nel 2022 funzionava così: il sangue prelevato veniva spedito
all'ospedale di Schiavonia, attrezzato però solo per esami di routine.
Nel nostro caso, visto che lì non potevano testare il West Nile, un
campione di quel sangue partì da Schiavonia ed arrivò al laboratorio di
Virologia e Microbiologia del Giustinianeo e solo lì iniziò il vero
iter. Le peggiori condizioni causate dal virus West Nile (morte o
paralisi permanente) si contrastano se la malattia viene combattuta il
prima possibile». E qui, lascia intendere Mazzucato, il tempo massimo
era ormai scaduto a causa della lentezza delle procedure.
La diagnosi
«L’esito dell’esame che ha confermato la positività - sottolinea - è arrivato a dieci giorni dal prelievo, fatto quando Francesco camminava ancora. Purtroppo il vero iter diagnostico è iniziato solo dopo il ricovero in terapia intensiva». Il campione di sangue ha seguito un percorso tortuoso: «Prima Schiavonia, che non era attrezzata per questo tipo di analisi, poi il trasferimento al laboratorio di Virologia del Giustinianeo. Una perdita di tempo che, nel caso del West Nile, può essere letale».
L’appello e gli attacchi
Per questo, nella sua lunga lettera aperta, Mazzucato chiede una presa di responsabilità collettiva. «Dobbiamo fare tutti il nostro dovere» scrive. Ai cittadini chiede attenzione quotidiana: evitare ristagni d’acqua e utilizzare pastiglie antilarvali nei tombini. Alle istituzioni, invece, rivolge parole dure: «È scandalosa l’inerzia degli enti preposti, che si limitano a disinfestazioni localizzate solo dopo i casi conclamati. Serve una strategia preventiva, diffusa e pianificata già a partire dalla primavera». Un appello, dunque, a una vera e propria “guerra alle zanzare”, che non sono soltanto vettori del West Nile, ma anche di virus come Dengue, Zika e Chikungunya. Infine, un’accusa che coinvolge anche il mondo della ricerca: «Sono passati 24 anni dalla scoperta e dalla produzione su larga scala del vaccino per i cavalli. Perché non esiste ancora un vaccino per gli esseri umani? Non è un business altrettanto valido salvare le persone dalla morte o dalla paralisi totale e permanente?». E infine: «La sanità pubblica elimini protocolli errati e si adegui agli standard più efficaci. Ma dobbiamo anche pretendere che la ricerca sia finanziata per scoprire un vaccino anche per gli esseri umani».
https://www.ilgazzettino.it/nordest/padova/francesco_mazzucato_morto_west_nile_fratello_vaccino-8995856.html?fbclid=IwQ0xDSwL_yMJjbGNrAv_IsmV4dG4DYWVtAjExAAEewr08WdU0eX_SOywMWpRjzMsydzfTBfI0b8EVn3B8hDElS4FeMeQIemoiVZU_aem_0wc8HbRTOuZOGjbvIoxi8w&sfnsn=scwspwa

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